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di Giuseppe Cinieri – possibili applicazioni del Training autogeno: sindromi/disturbi mentali, sintomatologie psicosomatiche/fisiche, potenziamento

3 mesi ago · · 0 comments

di Giuseppe Cinieri – possibili applicazioni del Training autogeno: sindromi/disturbi mentali, sintomatologie psicosomatiche/fisiche, potenziamento

Il seguente articolo, scritto a opera dello Psicologo Giuseppe Cinieri, va ad ampliare la ricca raccolta di ricerche a supporto dell’uso del Training autogeno in diversi contesti e ambiti applicativi, scritta a opera dello stesso Giuseppe Cinieri in collaborazione con la Psicologa Simona Delli Santi, presente nel libro “Training autogeno – il quaderno teorico-applicativo per Psicologi e Dott. in tecniche psicologichedi Francesca Di Donato, nuova edizione ampliata, in vendita su Amazon 

La nuova edizione ampliata contiene più di 100 pagine rispetto alla precedente edizione, tra contenuti applicativi ed esercizi esperienziali scritti con la collaborazione degli Psicologi:
Sara Anderlini – Giuseppe Cinieri – Eugenio Ciompi – Simona Delli Santi – Federico Fioravanti – Federica Mariotti – Debora Mauri – Paola Pellegrino – Noemi Virgilio – Luis Polena (Medico-chirurgo).

Se hai apprezzato il libro e vuoi ricevere il file di questo ampliamento, per completare la raccolta di tutte le possibili applicazioni del TA della tua nuova edizione, scrivi sulla chat whatsapp al numero presente in questo sito, per sapere quali sono i passi necessari per procedere.

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SINDROMI E DISTURBI MENTALI:

DISTURBI D’ANSIA

  1. Pare che la tecnica possa essere utilizzata come strumento di auto-aiuto nei bambini e negli adolescenti (Parslow, R., Morgan, A.J., Allen, N.B., Jorm, A.F., O’Donnell, C.P. and Purcell, R. (2008), Effectiveness of complementary and self-help treatments for anxiety in children and adolescents. Medical Journal of Australia, 188: 355-359).
  2. È stato riscontrato un aumento della pratica del T.A. durante la pandemia Covid-19. Sembra che la tecnica sia stata particolarmente utile a quelle persone che vivevano stati ansiosi e avevano paura della malattia (de Rivera, L.; Ozamiz-Etxebarria, N.; Dosil-Santamaría, M.; de Rivera-Monterrey, L. Autogenic Training Improves the Subjective.Perception of Physical and Psychological Health and of Interpersonal Relational Abilities: An Electronic Field Survey During the COVID-19 Crisis in Spain. Front. Psychol. 2021, 12, 616426).
  3. Inoltre, il T.A. sembra essere associato ad un migliore recupero delle abilità sociali a seguito del confinamento durante la pandemia (Brooks, SK, Webster, RK, Smith, LE, Woodland, L., Wessely, S., Greenberg, N., et al. (2020). L’impatto psicologico della quarantena e come ridurlo: rapida revisione delle prove. Lancetta 395, 912–920. doi: 10.1016/ Psicosoma. Psichiatra 13, 60–67. s11469-020-00343-8).
  4. Alcuni studi sembrano aver rivelato un alleviamento dell’ansia correlata al COVID in modo più significativo nelle donne, probabilmente perché sembrano aver provato un’ansia maggiore durante la pandemia (Lai, J., Ma, S., Wang, Y., Cai, Z., Hu, J., Wei, N., et al. (2020). Factors associated with mental health outcomes among health care workers exposed to coronavirus disease 2019. JAMA Netw. Open 3:e203976. doi: 10.1001/jamanetworkopen. 2020.3976) ; (Liu, N., Zhang, F., Wei, C., Jia, Y., Shang, Z., Sun, L., et al. (2020). Prevalence and predictors of PTSS during COVID-19 outbreak in China hardest-hit areas: Gender differences matter. Psychiatry Res. 287:112921. doi: 10.1016/j. psychres.2020.112921).
  5. Sembra che la tecnica si sia dimostrata funzionale per intervenire sull’ansia in contesti penitenziari, agendo anche sullo stress e migliorando le capacità di adattamento. Può portare i detenuti ad attivare strategie funzionali per fronteggiamento le situazioni che si possono innescare in un contesto di vita detentivo (La Psicologia come Scienza della Salute : pre-atti del XII Congresso Nazionale Associazione S.I.P.S.A. Società Italiana di Psicologia della  Salute : firenze, 3-5 Novembre 2017 / a cura di Silvia Casale e  Amanda Nerini. – Firenze : Firenze University Press, 2017).

DISTURBI LEGATI A TRAUMI E A FATTORI DI STRESS

  1. Il T.A. può indurre uno stato meditativo e suscitare una risposta di rilassamento diametralmente opposta ai cambiamenti provocati dallo stress (Luthe, W.; Schultz, J.H. Autogenic Therapy, Volume 1: Autogenic Methods; Original work published 1969; British Autogenic Society: London, UK, 2001).

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

  1. Sembra che il T.A. possa servire come strumento contenitivo rispetto all’ansia e all’aggressività in soggetti con disturbo ossessivo compulsivo (Maria Beatrice Toro , David Palazzoni, Spettro impulsivo compulsivo e aggressività nell’adolescenza: un caso clinico, Modelli per la mente, 2013).

DISTURBO DA PANICO

  1. La pratica regolare del T.A. sembra avere effetti sulla cognizione, riducendo le preoccupazioni e portando a un pensiero più chiaro. Questi risultati sembrano coerenti con quanto sappiamo su come funzionano gli attacchi di panico e l’ansia. Gli attacchi di panico, in particolare, sembrano peggiorare a causa di un circolo vizioso che coinvolge i pensieri su ciò che sta accadendo al corpo, con conseguenti reazioni ansiose a questi pensieri (Levent Yurdakul; Sue Holttum; Ann Bowden (2009). Perceived changes associated with autogenic training for anxiety: A grounded theory study. , 82(4), 403–419. doi:10.1348/147608309×444749).

DISTURBI DEL SONNO

  1. La qualità del sonno sembra aumentare significativamente dopo già due settimane di pratica della tecnica (Litwic-Kaminska, K.; Koty´sko, M.; Pracki, T.; Wiłko´s´c-D ˛ebczy ´nska, M.; Stankiewicz, B. The Effect of Autogenic Training in a Form of Audio Recording on Sleep Quality and Physiological Stress Reactions of University Athletes-Pilot Study. Int. J. Environ Res. Public Health 2022, 19, 16043).

DISTURBI DELL’UMORE

  1. Sembra che la tecnica, in supporto ad una terapia psicologica, possa ridurre il rischio suicidario in persone con tratti nevrotici (Kulawik H, Ott J, Geyer M. Die Psychotherapie der Suizidalität [Psychotherapy for suicidal inclinations]. Psychiatr Neurol Med Psychol (Leipz). 1977 Aug;29(8):490-7. German. PMID: 928568).
  2. Inoltre, pare essere un facilitatore rispetto al raggiungimento di una normotonia in pazienti con depressione (Loesch, W., Seefeldt, D., & Hecht, K. (1989). Langzeitstudie zur Effektivit¨at psychotherapeutischer Verfahren in der Behandlung von Fr¨uhformen der prim¨aren arteriellen Hypertonie in der allgemeinmedizinischbetriebs¨arztlichen Praxis [Long-term evaluation of the effectiveness of psychotherapeutic methods in the treatment of essential hypertension in the practice]. Zeitschrift fur¨ .. Arztliche Fortbildung, 83, 913–919).

SCHIZOFRENIA

  1. L’applicazione del T.A. in soggetti affetti da schizofrenia sembra produrre effetti favorevoli sui risultati dei test psicologici e sui sintomi clinici (Shibata, J.I.; Motoda, K. The Application of Autogenic Training to a Group of Schizophrenic Patients. Am. J. Clin. Hypn. 1967, 10, 15–19).
  2. In ulteriori ricerche sembra essere emerso che l’attività cerebrale dei pazienti con schizofrenia può essere stabilizzata praticando la tecnica e ciò può essere monitorato attraverso la registrazione dei potenziali evocati visivi (PEV) (Motoda, K.; Shibata, J.I.; Inanaga, K.; Isozaki, H. Visual evoked responses in schizophrenics during autogenic training. Am. J. Clin. Hypn. 1969, 12, 67–74).

SINTOMATOLOGIE PSICOSOMATICHE E/O FISICHE:

DISTURBI PSICOSOMATICI

  1. Il T.A. sembra ridurre l’asma cronico quando ha un’origine psicosomatica (Sauer, J., & Schnetzer, M. (1978). Zum Pers¨onlichkeitsbild des Asthmatikers und seiner Ver¨anderung durch un-terschiedliche Behandlungsmethoden im Verlauf seiner Kur [Personality of asthma patients and their change by different therapy methods during treatment]. Zeitschrift fur Klinische Psychologie und Psychotherapie¨, 26(2), 171–180).
  2. Risultati simili possono essere individuati in casi di vescica irritabile (Günthert EA. Der Problemfall in der urologischen Sprechstunde: “Symptome der sogenannten Reizblase der Frau” [A problem case in urologic consultation: symptoms of so-called irritable bladder in the female]. Urologe A. 1986 Mar;25(2):82-3. German. PMID: 3716042).

ARTRITE

  1. Il rilassamento muscolare tipico di queste tecniche potrebbe migliorare la qualità del sonno e ridurre l’affaticamento in pazienti con artrite reumatoide (Kılıç N, Parlar Kılıç S. The effect of progressive muscle relaxation on sleep quality and fatigue in patients with rheumatoid arthritis: A randomized controlled trial. Int J Nurs Pract. 2023 Jun;29(3):e13015. doi: 10.1111/ijn.13015. Epub 2021 Sep 26. PMID: 34569129).

FIBROMIALGIA

  1. Il T.A. sembra essere utilizzato in concomitanza alla terapia farmacologica e al supporto psicologico per ridurre dolore e vertigini in casi di fibromialgia (Goto F, Asama Y, Nakai K. [A case of fibromyalgia treated with medical and autogenic training]. Nihon Jibiinkoka Gakkai Kaiho. 2005 Dec;108(12):1171-4. Japanese. doi: 10.3950/jibiinkoka.108.1171. PMID: 16440815).

NEOPLASIE

  1. Il T.A. pare essere una potente terapia di auto-aiuto in pazienti oncologici. In chi utilizza la tecnica sembra manifestarsi un miglioramento statisticamente significativo nei sintomi di ansia e depressione (Hidderley M, Holt M. A pilot randomized trial assessing the effects of autogenic training in early stage cancer patients in relation to psychological status and immune system responses. Eur J Oncol Nurs. 2004 Mar;8(1):61-5. doi: 10.1016/j.ejon.2003.09.003. PMID: 15003745).
  2. Inoltre, lo stress psicologico in pazienti oncologici può inibire la funzione immunitaria e contribuire alla progressione della malattia. Pare che l’uso della tecnica possa contribuire a migliorare la funzione immunitaria, contribuendo al recupero della propria salute ( Minowa C, Koitabashi K. The effect of autogenic training on salivary immunoglobulin A in surgical patients with breast cancer: a randomized pilot trial. Complement Ther Clin Pract. 2014 Nov;20(4):193-6. doi: 10.1016/j.ctcp.2014.07.001. Epub 2014 Jul 17. PMID: 25085757).
  3. Un aspetto che può risultare particolarmente compromesso in questo tipo di malattia è la qualità del sonno. Sembra che il T.A. sia riconosciuto tra le tecniche utilizzabili per ottimizzare vari parametri del sonno e, di riflesso, il benessere dei pazienti (Simeit R, Deck R, Conta-Marx B. Sleep management training for cancer patients with insomnia. Support Care Cancer. 2004 Mar;12(3):176-83. doi: 10.1007/s00520-004-0594-5. Epub 2004 Feb 4. PMID: 14760542).
  4. Oltre alla qualità del sonno e ad una riduzione di sintomi depressivi e ansiosi, pare che la tecnica possa aiutare i pazienti a percepire il proprio ambiente come meno ostile e minaccioso, accrescendo le loro capacità di coping e uno “spirito combattivo” utile ad affrontare la malattia (Wright S, Courtney U, Crowther D. A quantitative and qualitative pilot study of the perceived benefits of autogenic training for a group of people with cancer. Eur J Cancer Care (Engl). 2002 Jun;11(2):122-30. doi: 10.1046/j.1365-2354.2002.00307.x. PMID: 12099948).
  5. La tecnica sembra essere stata testata positivamente anche con pazienti affetti da leucemia e che seguivano una terapia in isolamento all’interno di una camera sterile. (K. Foerster; Psicoterapia di supporto combinata con training autogeno in pazienti leucemici acuti sottoposti a terapia di isolamento. Psychother Psychosom1 febbraio 1984; 41 (2): 100–105. https://doi.org/10.1159/000287795).

TOURETTE

  1. Sembra che tecniche autoipnotiche come il T.A. possano essere validi strumenti di intervento a breve termine nel trattamento dei tic in pazienti con sindrome di Tourette (Lazarus JE, Klein SK. Nonpharmacological treatment of tics in Tourette syndrome adding videotape training to self-hypnosis. J Dev Behav Pediatr. 2010 Jul-Aug;31(6):498-504. doi: 10.1097/DBP.0b013e3181e56c5d. PMID: 20585264).

MALATTIE E SINDROMI GASTROINTESTINALI E DEL TRATTO ORALE

  1. Tecniche come il T.A. si potrebbero rivelare efficaci nel ridurre il dolore addominale e favorire la distensione dopo una colonscopia (Tanrıverdi S, Parlar Kılıç S. The Effect of Progressive Muscle Relaxation on Abdominal Pain and Distension in Colonoscopy Patients. J Perianesth Nurs. 2023 Apr;38(2):224-231. doi: 10.1016/j.jopan.2022.04.013. Epub 2022 Oct 31. PubMed [citation] PMID: 36328945)
  2. In pazienti con sindrome dell’intestino irritabile è possibile riscontrare forti miglioramenti o scomparsa dei sintomi attraverso il training autogeno (Berndt, H., & Maercker, W. (1985). Zur Psychotherapie beim Reizkolon [Psychotherapy with patients with an irritable colon]. Zeitschrift fur die Gesamte Innere Medizin ¨ , 40(4), 107–110).
  3. In alcuni la tecnica può essere utile, in concomitanza a trattamenti farmacologici, nel trattamento della rettocolite ulcerosa (Degossely M, Koninckx N, Lenfant H. La recto-colite hémorragique: training autogène. A propos de quelques cas graves [Ulcerative rectocolitis: autogenous training. On serveral serious cases (author’s transl)]. Acta Psychiatr Belg. 1975 Jun-Jul;75(4):416-24. French. PMID: 1232771).
  4. Potremmo individuare risultati altrettanto positivi anche nel morbo di Crohn e in altre malattie infiammatorie intestinali (Milne, B., Joachim, G., & Niedhardt, J. (1986). A stress management programme for inflammatory bowel disease patients. Journal of Advanced Nursing, 11, 561–567).
  5. Risultati positivi possono essere individuati anche nella risoluzione di situazioni di stipsi (Pakhomova IV, Aĭvazian TA, Zaĭtsev VP, Gusakova EV, Molina LP. [Efficiency of autogenous training in medical rehabilitation of patients with irritable colon syndrome with constipation dominance]. Vopr Kurortol Fizioter Lech Fiz Kult. 2008 Jan-Feb;(1):24-7. Russian. PMID: 18376480).
  6. Pare avere ottimi risultati anche in casi di stomatopirosi, contribuendo non solo all’eliminazione dei disturbi orali, ma anche alla riabilitazione emotiva dei pazienti e alla riduzione della secchezza delle fauci (Pokupec JS, Gruden V, Biocina-Lukenda D. Salivation quantum–stomatopyrosis–autogenic training. Coll Antropol. 2009 Sep;33(3):867-72. PMID: 19860117).

EMICRANIA

  1. Sembra esserci un dibattito rispetto all’uso di questa tecnica nelle cefalee primarie. Se alcuni studi provano a dimostrarne l’inefficacia, altrettanti ne mostrano invece l’efficacia (Seo E, Hong E, Choi J, Kim Y, Brandt C, Im S. Effectiveness of autogenic training on headache: A systematic review. Complement Ther Med. 2018 Aug;39:62-67. doi: 10.1016/j.ctim.2018.05.005. Epub 2018 May 22. PMID: 30012394).

DISTURBI DELL’APPARATO CARDIOVASCOLARE

  1. Il T.A. sembra poter ridurre in modo significativo la frequenza cardiaca, questo potrebbe essere particolarmente utile quando è disfunzionalmente alta in pazienti reduci da un infarto miocardico. Si riscontra, quindi, un ottimo canale per poter fare prevenzione secondaria in questo tipo di casi (Pol´ackov´a, J., Bockov´a, E., & Sedivec, V. (1982). Autogenic training: Application in secondary prevention of myocardial infarction. Activitas Nervosa Superior (Praha), 24(3), 178–180).
  2. Pare possa ridurre significativamente le azioni cardiache disritmiche e portare ad un miglioramento del metabolismo lipidico (Rakov, A. L., Mandrykin, Iu. V., & Zamotaev,Iu. N. (1997). The results of autogenic training in patients with ischemic heart disease. Voenno-Medicinskij Zurnal Taermedizin, 318, 37–41).
  3. Rispetto a chi pratica attività fisica il miglioramento delle funzioni cardiache sembra essere più pronunciato in persone che praticano il T.A, differentemente pare emergano risultati meno pronunciati (seppur esistenti) nella presenza di lipidi ematici (Carruthers, M. (1984). Health promotion by mental and physical training. British Journal of Holistic Medicine, 1(2), 142–147); (Carruthers, M. (1988). Die kardioprotektive Wirkung des Autogenen Trainings [Health promotion by autogenic training, part I]. Zeitschrift fur Allgemeine Medizin ¨ , 64, 575–579).
  4. Sembra anche emergere un miglioramento nel microcircolo e nella pressione arteriosa sistolica (Winterfeld, H.-J., Siewert, H., Bohm, J., Frenzel, R., Aurisch, R., Ecke, A., et al. (1993). Autogenes Training bei hypertonen Regulationsst¨orungen nach aortokoronarer Venenbypass-Operation (ACVB) bei koronarer Herzkrankheit [Autogenous training in hypertonic regulation on disturbances following coronary bypass operation in patients with coronary heart disease]. Innere Medizin, 48, 201–204).
  5. In persone con sindrome di Raynaud che praticano il T.A. sembra esserci un significativo miglioramento nel mantenimento della temperatura cutanea digitale in presenza di uno stress da freddo (Surwit, R. S., Pilon, R. N., & Fenton, C. H. (1978). Behavioral treatment of Raynaud’s disease. Journal of Behavioral Medicine, 1(3), 323–335).
  6. Inoltre, pare essere stato riscontrato un miglioramento significativo nella frequenza dei vasospasmi dovuti alla sindrome di Raynaud a partire dalle 4 settimane di applicazione della tecnica e un miglioramento ancora più pronunciato dopo 9 settimane (Keefe, F. J., Surwit, R. S., & Pilon, R. N. (1980). Biofeedback, autogenic training, and progressive relaxation in the treatment of Raynaud’s disease: A comparative study. Journal of Applied Behavior Analysis, 13(1), 3–11).

EPILESSIA

  1. Alcuni studi affermano che il T.A. porti ad una piccola riduzione di crisi epilettiche in pazienti con epilessia che si manifesta con poche crisi, mentre una significativa riduzione in pazienti che ne hanno con maggiore frequenza (De Rivera, J. L. G., De Montigny, C., & Remillard, G. (1977). Autogenic therapy of temporal lobe epilepsy. Therapy in Psychosomatic Medicine, 4, 40–47).

HIV

  1. Sembra che il T.A. potrebbe migliorare alcuni aspetti della qualità della vita e ridurre gli effetti psicologici avversi tra le persone che vivono con l’HIV (Ramirez Garcia MP, Leclerc-Loiselle J, Côté J, Brouillette MJ, Thomas R. Effect of autogenic training oy of life and symptoms in people living with HIV: A mixed method randomized controlled trial. Complement Ther Clin Pract. 2023 Feb;50:101716. doi: 10.1016/j.ctcp.2022.101716. Epub 2022 Dec 13. PMID: 36528982).

POTENZIAMENTO:

LAVORATIVO

  1. Il T.A. sembra efficace per la gestione dello stress in infermieri che potrebbero significativamente alleviare lo stress sul posto di lavoro (Seo E, Kim S. [Effect of Autogenic Training for Stress Response: A Systematic Review and Meta-Analysis]. J Korean Acad Nurs. 2019 Aug;49(4):361-374. Korean. doi: 10.4040/jkan.2019.49.4.361. PMID: 31477667).
  1. Inoltre, pare che a beneficiarne possano essere anche gli insegnanti in condizione di forte burnout, con una significativa riduzione dello stress dopo sei settimane di pratica della tecnica (Aruna S. Burn-out and stress percipience benefits of a stress management program by autogenic relaxation training for teachers: A pilot study. Int. J. Res. Pharm. Sci. 2020;11:480–490).

SPORTIVO

  1. L’applicazione del T.A. sembra essere utile in sport in cui è importante una buona autoregolazione come ad esempio nel Karate. Sembra, infatti, che l’uso della tecnica in chi pratica questo sport possa apportare cambiamenti positivi nell’ansia e nella fiducia in se stessi, migliorando i risultati ottenuti nell’allenamento e nelle attività competitive (Veskovic, Ana & Koropanovski, Nenad & Dopsaj, Milivoj & Jovanovic, Srecko. (2019). Effects of a Psychological Skill Training Program on Anxiety Levels in Top Karate Athletes. Revista Brasileira de Medicina do Esporte. 25. 418-422. 10.1590/1517-869220192505173969).
  2. Uno studio ha dimostrato, inoltre, una correlazione tra l’uso del T.A. e un accrescimento delle capacità di affrontare le avversità, maggiore fiducia in sé e una migliorata motivazione e concentrazione nei ballerini. Sembra che il potenziamento di tali caratteristiche, con l’aiuto di questa tecnica, possa ridurre i casi di infortuni duranti gli allenamenti (Noh YE, Morris T, Andersen MB. Psychological intervention programs for reduction of injury in ballet dancers. Res Sports Med. 2007 Jan-Mar;15(1):13-32. doi: 10.1080/15438620600987064. PMID: 17365949).
  3. Sembra, inoltre, utilizzato per gli sport di precisione come nel caso del tiro con l’arco (Hong, K.-D. (2008, April 28). Development and Practical Application of Relaxation Training Contents for Middle and High School Archery Players. The Journal of the Korea Contents Association. The Korea Contents Association. https://doi.org/10.5392/jkca.2008.8.4.237).

MATERNITÀ E GRAVIDANZA

  1. Tra le donne che avevano imparato questo metodo pare si sia ridotto il tempo del travaglio durante il parto, raggiungendo prima la dilatazione necessaria (Prill, H. J. (1965). Das Autogene Training in der Geburtshilfe und Gynaekologie [Autogenic training in the birth-aid and gynaecology]. In W. Luthe (Ed.), Autogenes Training: Correlationes psychosomaticae [Autogenic training: Correlationes psychosomaticae] (pp. 234–246). Stuttgart, Germany: Thieme).
  2. Sembra inoltre che si riduca sensibilmente l’ansia prima che inizi il travaglio e la durata del momento di espulsione del nascituro (Zimmermann-Tansella, C., Dolcetta, G., Azzini, V., Zacche, G., Bertagni, P., Siani, R., et al. (1979). Preparation courses for childbirth in primipara: A comparison. Journal of Psychosomatic Research, 23, 227–233).
  3. Pare modulare favorevolmente la secrezione di β-EP durante il travaglio e al momento del parto. Questo risultato supporta l’efficacia del metodo nel ridurre lo stress sia materno che fetale durante il travaglio (Bianchi, M. S., De Punzio, C., Ferdeghini, M., Fioretti, P., Metelli, P., Neri, E., et al. (1994). The relationship between maternal relaxation and plasma beta-endorphin levels during parturition. Journal of Psychosomatic Obstetrics and Gynaecology, 15, 205–210).
  4. Si è riscontrato che tecniche come il T.A. possono alleviare l’intensità e i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo, migliorando la qualità della vita e del sonno nelle donne in gravidanza (Akbaş P, Yaman Sözbir Ş. The effect of progressive muscle relaxation exercise on the intensity of symptoms and quality of sleep and quality of life in pregnant women with restless leg syndrome. Patient Educ Couns. 2023 Aug;113:107768. doi: 10.1016/j.pec.2023.107768. Epub 2023 Apr 28. PMID: 37146530).

RIABILITAZIONE POST-OPERATORIA

  1. IL T.A. è una delle tecniche utilizzate per migliorare la gestione del dolore postoperatorio. I vantaggi del suo uso includono: minori complicanze postoperatorie, aumento della deambulazione e della mobilizzazione precoce, diminuzione della possibilità che si verifichino sindromi dolorose croniche, riabilitazione più breve e meno complicata, maggiore soddisfazione del paziente e una maggiore aderenza alle indicazioni mediche prescritte (Moskowitz L. Psychological management of postsurgical pain and patient adherence. Hand Clin. 1996 Feb;12(1):129-37. PMID: 8655613).
  2. Si potrebbe dunque considerare un valido intervento, non invasivo e non farmacologico, per il trattamento complementare nel dolore post-operatorio (Wang TJ, Chang CF, Lou MF, Ao MK, Liu CC, Liang SY, Wu SF, Tung HH. Biofeedback relaxation for pain associated with continuous passive motion in Taiwanese patients after total knee arthroplasty. Res Nurs Health. 2015 Feb;38(1):39-50. doi: 10.1002/nur.21633. Epub 2014 Dec 30. PMID: 25557776).

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Giuseppe Cinieri Psicologo 

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12 mesi ago · · 0 comments

Grave – complesso – difficile. Sì, ma per chi!?! di Francesca Di Donato

Spesso nel confronto tra colleghi quando si aprono conversazioni sulle competenze intra-categoria in funzione della formazione fatta, viene tirato fuori il discorso sulla gravità/complessità/difficoltà dei disturbi a supporto delle proprie competenze e abilità acquisite.
Ora chiedo a noi tutti:
1) Siamo così certi/convinti che complessità, gravità e difficoltà operativa vadano di pari passo?
2) Davvero si ritiene che la complessità ci sia solo e necessariamente quando parla di disturbi?
3) Non è riduttivo leggere la complessità in funzione del paziente e di ciò di cui si fa portatore, invece di leggerla in relazione a entrambi gli attori, psicologo e paziente e di un incontro tra disposizioni interne?
4) Non è semplicistico escludere l’opzione per cui ciò che è difficile per uno, potrebbe non essere per un altro e che le abilità personali oltre che professionali, le risorse interne e la storia di vita del professionista giochino un ruolo considerevole?
5) Si nota il paradosso di non considerare il ruolo della relazione che si genera  e del suo ruolo terapeutico sopra ogni cosa, in una professione prevalentemente a matrice relazionale?
4) si è consapevoli che “complesso” e “difficile” non sono sinonimi?

Avere a che fare con la psiche umana è un fatto complesso di per sé, essa stessa è portatrice di complessità e come si sta, come si sa stare NELLA complessità e CON la complessità è un affare tanto complesso che nessuna formazione può essere eretta a garanzia aprioristica della qualità di questo incontro.

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Francesca Di Donato – Psicologa
Psicologia clinica, dinamica e della salute – percorsi individuali, di coppia e in gruppo: in presenza e online
Formatore e Supervisore: in presenza e online – SCUOLA DI PSICOLOGIA lo psicologo è colui che aiuta l’altro a curarsi

1 anno ago · · 0 comments

Scienza e filosofia. Francesca Di Donato

La scienza si nutre del dubbio, della messa in discussione critica e riflessiva.
La scienza avanza ipotesi e poi verifica e il risultato della verifica apre le porte a nuovi dubbi, che spingono verso nuove verifiche e nuove risposte da sondare.
La scienza vera non si nutre di verità o di certezze, tantomeno della certezza dei dati e delle misurazioni, ma parte da essi per evolversi.
La scienza sbaglia ed è proprio l’errore che l’aiuta a definirsi.
La scienza è prudente e valida punti di vista alternativi, non li squalifica… semmai cerca di conoscerli, comprenderli e, se occorre, ridefinirli alla luce delle informazioni e delle osservazioni disponibili.
La scienza è un processo non un fine; è un sistema di conoscenze, non di verità.
Ne consegue che la scienza non può fare a meno della filosofia, perché rischierebbe di non comprendere e né di aderire a se stessa in tutto il processo che la determina.
E poi c’è chi fa scienza, perché essa senza spettatori e attori non esiste e costoro possono onorare la scienza o depravarla.
Quindi chi dice “credo nella scienza”, chi la tratta come Somma verità del proprio operato, chi la corrompe, chi la contrappone bellicamente alla filosofia, sta agendo un’adesione religiosa, alla stregua della fede e questo ha ben poco di scientifico.

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Francesca Di Donato – Psicologa
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Psicologi: dinamiche lette attraverso il mito della caverna di Platone

2 anni ago · · 0 comments

Psicologi: dinamiche lette attraverso il mito della caverna di Platone

Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dalla nascita, nelle profondità di una caverna.
Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che possano solo fissare il muro dinanzi a loro.
(coloro nati con la credenza indotta dall’esterno che l’unica opzione fosse la psicoterapia per occuparsi di clinica)

Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco e i prigionieri, è stato eretto un muretto lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone.
Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attirerebbe l’attenzione dei prigionieri.
(Azione perpetrata da coloro a cui tornava utile che si credesse la psicoterapia fosse l’unica opzione per occuparsi di clinica)

 

Mentre un personaggio esterno avrebbe un’idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (incatenati fin dall’infanzia), sarebbero portati a interpretare le ombre come oggetti, animali, piante e persone reali.

Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene (coloro che si sono dati o a cui sono stati dati strumenti per mettere in discussione credenze e pregiudizi sul tema) e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del sole ed egli proverebbe dolore.Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.
Allo stesso modo, se fosse costretto a uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s’irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.
Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua e  solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. (processo che, a partire da una prima reazione di shock davanti a qualcosa che mette in luce la disinformazione, porta verso la realizzazione e sulla consapevolezza sulla base della corretta informazione)

Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell’acqua, e capirebbe che:

«è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e a essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e i suoi compagni vedevano.»

 (realizzazione e acquisizione di una tutela personale da eventuali manipolazioni)

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni (coloro ancora intrappolati nelle false credenze, nei pregiudizi e nella disinformazione), essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri a essere liberati.
Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto deriso da parte dei prigionieri, in quanto lo vedrebbero in difficoltà a muoversi nel buio).
Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri a ucciderlo (tutti i tentativi che vanno dagli attacchi, alle svalutazioni, dalle segnalazioni basate su pregiudizi, disinformazione, al tentativo di calpestare il codice deontologico degli psicologi) , se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte. (mettere in discussione le proprie rigide credenze e mettere in discussione chi le ha alimentate è un processo impegnativo, specie se vuol dire mettere anche in discussione in modo significativo buona parte delle proprie scelte di vita sul fronte lavorativo)
________________________

Buona riflessione, colleghi!
Francesca

Mito della caverna di Platone
Libro settimo de La Repubblica (514 b – 520 a).
Immagine presa da Wikipedia, nell’omonima voce.

2 anni ago · · 0 comments

Risposta a una recensione atipica sul libro di Counseling psicologico. Francesca Di Donato

Mi spiace notare che perfino in una recensione possano finirci conclusioni del tutto arbitrarie e non verificate sull’autore, andando a colpire sul personale, senza limitarsi sul contenuto e che la valutazione del contenuto sia contaminata da disinformazione o da preferenze personali passate come verità, come quelle sulla parte editoriale o su come si scrive un libro.

Va bene che qualcuno dica che il mio libro non sia di suo gradimento, perché afferisce al parere personale.
Va molto meno bene che si chiamino in causa considerazioni basate su informazioni errate o su inferenze arbitrarie sulle intenzioni.

Dato che il 90% della recensione poggia sull’editoria, mi son chiesta se questo è il risultato dei “NO” risposti alle proposte di pubblicazione editoriale ricevute, solo che poi leggo sul profilo che trattasi di un collega, quindi mi chiedo come mai tanta attenzione sbilanciata e poco corretta rispetto ai contenuti.

Proviamo quindi anche in questa occasione a fare corretta informazione.

Veniamo al dunque. In corsivo e in grassetto trovate la recensione, discussa pezzo per pezzo.

“Secondo la mia impressione è come se più che un libro psicologico (che in quanto tale dovrebbe seguire delle norme di scrittura scientifiche) sia un “infoprodotto” stampato.”
Gli infoprodotti sono prodotti digitali di natura informativa, basati sull’esperienza di un professionista, pensati per risolvere un problema o una necessità di un potenziale cliente attraverso l’offerta di un contenuto di valore.
Se il contenuto dell’offerta è psicologico, l’infoprodotto è di natura psicologica.
Le norme di scrittura scientifica sono quei passaggi obbligati per chiunque voglia occuparsi di ricerca per comunicare i risultati ottenuti nei progetti di ricerca e sia delle bestpractice,  espressi, appunto, secondo i principi e i metodi della scrittura scientifica, poiché rappresenta la forma di comunicazione ufficiale tra ricercatori che rendono pubblici i metodi e i risultati del proprio lavoro sperimentale.
Questa pubblicazione non ha una finalità sperimentale e, anzi, come descritto dal sottotitolo, vuole essere una sorta di quaderno dove sono raccolti stimoli, informazioni divulgative, riflessioni sulle informazioni, considerazioni e strumenti pratici utili alla professione in termini operativi, riportati con un taglio artigianale.
Apprezzo che almeno qui sia stato inserito “secondo la mia impressione”.

Forma:
Non segue le norme editoriali di base e contiene errori dattilografici che ripetendosi interrompono il flusso della lettura.
Le norme editoriali sono un insieme di convenzioni, quindi, non sono regole assolute, che regolano la stesura di un testo scritto: ogni casa editrice, infatti, ha le sue e questa è un pubblicazione indipendente, per cui mi son presa licenza di scegliere le mie. Mi spiace se questo ha reso complessa la lettura per il collega. Nel libro precedente, per esempio, i caratteri erano stati ritenuti grandi per qualcuno e, in questo, dopo averli rimpiccioliti, qualcuno li ha trovati troppo piccoli. Ecco, temo sia impossibile accontentare tutti, ma vediamo cosa si può fare in futuro per rendere l’esperienza più agevole.
Sui eventuali errori dattilografici revisionerò ulteriormente il testo.

Esempio: non c’è il rientro a ogni nuovo capoverso; c’è incoerenza nell’allineamento del testo (a volte è allineato in modo “giustificato”, altre volte è allineato a sinistra);
Il rientro non è obbligatorio.
L’allineamento cambia solo per quelle parti che hanno struttura a sé, rispetto ad altri contenuti, come nel paragrafo dove sono inserite le tracce di rilassamento o di visualizzazione: una cosa non tanto diversa da quei libri che contengono prosa e rime nello stesso testo.

c’è incoerenza nell’uso dei caratteri tipografici: per l’apostrofo a volte usa ’, altre volte ‘, per le virgolette a volte usa “ ”, a volte usa ” “;
mi spiace per aver avuto questo tipo di svista. Ci starò più attenta in futuro.

Per contrassegnare gli incisi, invece che usare la lineetta – usa il trattino -, senza lasciare uno spazio dopo aver aperto l’inciso e senza lasciarne uno prima di chiuderlo, come invece dovrebbe essere;
Si ho usato il trattino, perché in alcune parti si creava uno spazio vuoto eccessivo al quale non ero in grado di riparare. Il limite è stato mio.

Utilizza nel testo caratteri integralmente in maiuscolo, cosa che anche questa viola le norma redazionali;
Nessuna violazione come già scritto non essendo norme assolute, ma convenzioni.

quando fa gli elenchi, invece dei punti elenco usa a volte i punti fermi, a volte i trattini.
sono alternati solo se un elenco contiene un sottoelenco, per una gestione ottimizzata degli spazi oppure quando volevo differenziare la natura dell’elenco: insomma non è lasciato al caso.

Capisco che si tratti di un testo “independently published”, ma non credo si possano trascurare le norme editoriali di base nella stesura di un testo destinato alla pubblicazione.
Di nuovo: le norme editoriali sono un insieme di convenzioni, quindi, NON sono regole assolute, che regolano la stesura di un testo scritto: ogni casa editrice, infatti, ha le sue e questa è un pubblicazione indipendente, per cui mi son presa licenza di scegliere le mie.

Contenuto:
Buono il primo capitolo, in cui argomenta a favore del fatto che lo psicologo possa svolgere delle attività che spesso si crede possano essere svolte soltanto da psicologi con una specializzazione in psicoterapia. Argomenta basandosi sulla legge 56/89 e sul codice deontologico, oltre che altri documenti presenti sul sito del CNOP (consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi).
In realtà ci sono ben più fonti giuridiche di quelle citate o presenti sul sito del CNOP: come mai, per l’importanza data ad esse, proprio questo sfugge?

Tuttavia: in tutti gli altri capitoli non indica quasi alcuna fonte. Non lo fa né nel testo tra parentesi come si fa nei manuali o saggi scientifici, né nelle note a piè di pagina.
Le fonti sono indicate tutte, in qualunque richiamo altrui riportato nei vari contenuti. Anche fonti bibliografiche come quelle presenti a pagina 10 del libro.
E’ la bibliografia a non esserci, perché non ho usato libri per la stesura di questo testo, ma ho riportato le mie conoscenze, frutto di anni di studi, anche universitari, ormai interiorizzate e i miei appunti organizzati negli anni. 
Avrei dovuto, quindi, citare me stessa come fonte secondaria, scrivendo qualcosa come “secondo Rogers (citata da Francesca Di Donato)…” e probabilmente questo sarebbe stato un po’ troppo autoreferenziale.
La fonte ha lo scopo di non commettere plagio e di rispettare il diritto d’autore e questo è stato garantito, così come è espressamente dichiarato quando qualcosa afferisce a un mio parere o considerazione personale.
E mi auguro che con la scusa dello “scientifico” non si voglia limitare la libertà espressiva di qualcuno, che resta un diritto qualunque disciplina sia chiamata in causa.

Inoltre non indica alcuna bibliografia a fine libro (dove invece inserisce una presentazione di sé stessa e 5 pagine in cui promuove i suoi corsi).
Le fonti bibliografiche in bibliografia vanno inserite se effettivamente si attinge a dei testi pubblicati. Nell’altro libro, invece, quello di Training, c’è appendice, bibliografia e indice analitico dei nomi, proprio per la natura dei contenuti e per la modalità di stesura. Ironia della sorte l’aver messo queste cose è stato motivo di attribuirmi l’intento di allungarne il brodo.
Anche certi libri, pubblicati da case editrici non hanno alcuna bibliografia: esempio “Le lacrime di Nietzsche di Irvin D.Yalom, Biblioteca Neri Pozza”.

Quando si scrive un testo scientifico (e un libro che parla di counseling psicologico, dove la psicologia è una scienza: deve essere scientifico), non si può prescindere dal tenere conto di quanto hanno detto altri autori più autorevoli riguardo ai costrutti psicologici di cui si parla, a meno che non si voglia scrivere, più che un testo scientifico, un testo di altro tipo, come appunto un testo promozionale.
Ciò che viene contestato è stato fatto in realtà ed è possibile verificarlo nelle pagine indicate poco sotto.

Mi sembra infatti più un testo per pubblicizzare i suoi corsi, che non un libro che voglia offrire un valido contributo in questo ambito.
L’autopromozione di uno psicologo è spesso trattato dai colleghi come un torto o un’infamia: comprendo che per qualcuno possa essere così, ma mi chiedo come sia possibile che 5 pagine, annullino il valore delle 195 precedenti, fatto salvo, ovviamente, non voler riversare su una recensione questioni personali. Oltre al fatto che il moralismo ha ben poco di scientifico come atteggiamento.
Scientifici, ripeto, devono essere i contenuti, non la scrittura in sé che può rispondere allo stile personale dell’autore, purché venga rispettata la patria potestà di eventuali richiami o citazioni, cosa che è stata fatta.

Tra l’altro: secondo l’articolo 35 del codice deontologico degli psicologi, lo psicologo è tenuto a indicare la fonte degli altrui contributi, cosa che lei non fa. Secondo l’articolo 5, lo psicologo può impiegare solo metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e i riferimenti scientifici, perciò: uno psicologo nel suo esercizio non potrebbe utilizzare le informazioni trovate in questo libro, dato che, non indicando l’autrice le fonti: il testo risulta non scientifico. Inoltre: secondo l’articolo 7, lo psicologo valuta attentamente il grado di validità e attendibilità delle fonti su cui basa le conclusioni raggiunte, e anche questo comporta che uno psicologo che usa le informazioni presenti in questo libro sta violando questo articolo del codice.
Come prima: le fonti sono indicate, che si tratti di quelle giuridiche, di quelle deontologiche o quelle per autore.
Indico alcune pagine con richiami altrui da me parafrasati:
pag.5
pag.9
pag. 10 (fonti bibliografiche in corpo al testo)
pag.33
pag.48
pag.77
pag.137
pag.144
pag.150
pag.154
pag.155
pag.157
pag.158
pag.159
pag.161
pag.166
pag.177
pag.17
dunque, siccome chi vuole ha comunque modo di verificare la veridicità delle informazioni riportate, seppure con uno sforzo maggiore rispetto al ritrovarsi un riferimento bibliografico preciso con tanto di pagina, il richiamo al codice deontologico è un richiamo forzato e assolutamente inappropriato.
Mi preme ricordare, inoltre, che anche i paradigmi psicologici studiati all’università sono nutriti da concetti, assunti, costrutti, regole che guidano gli studiosi nella loro conoscenza e nella soluzione di problemi… e non pretendono di cogliere la verità o di descrivere una realtà oggettiva, altrimenti ognuno di essi si chiamerebbe DOGMA e non PARADIGMA. 

Una cosa fastidiosa è che usa anche tecniche persuasorie, sul suo sito, per spingere le persone ad affrettarsi ad acquistare il testo, testualmente scrive: “suggerisco di acquistarlo prima che il prezzo si alzi”, cioè usa il principio di scarsità (vedi Influence: Science and Practice, Cialdini 2021). Un autore autorevole non credo che spingerebbe ad acquistare la sua opera per questioni di scarsità, bensì semmai per la qualità del contenuto della stessa.
Non ho mai pubblicizzato il mio libro in questo modo.
L’unica volta che ho invitato a sfruttare l’offerta era nella pagina sul corso sulla Gestione del colloquio, sul sito, per dare la possibilità agli allievi del corso stesso, che il libro lo hanno come libro di testo e quindi comunque avrebbero dovuto acquistarlo, di sfruttare l’offerta presente e pagarlo meno. L’autore di un libro non ha informazioni sulle scelte di Amazon, quindi quella voleva essere una premura per consentire loro di averlo a meno.
Mi fa piacere aver attirato così tanta attenzione, al punto da andare anche sul sito a scrutarne i contenuti. Avrei gradito che tutta questa partecipazione, data persino all’uso dei trattini e delle virgolette, fosse stata dedicata a notare anche dove si stavano prendendo certe frasi, contestualizzandole in modo opportuno, per riportarle con la stessa minuziosa attenzione.

Faccio notare che la parte editoriale (trattini, virgolette, capoverso, citazioni, bibliografia, richiesta di una precisa scrittura, ha caratterizzato la maggior parte della recensione) a scapito dei contenuti per i quali sono state riportate nella recensione informazioni non corrette, per poi esprimere in chiusura un’attribuzione arbitraria di intenti suggestivi da parte dell’autore.

Se potessi lo restituirei e chiederei il rimborso, ma dato che l’ho aperto, sfogliato e letto, non lo faccio per onestà.
Amazon mette in conto il reso anche dopo aver letto un libro. Credo che l’onestà non venga meno in tal senso. Anzi qualcuno potrebbe acquistarlo a un prezzo ridotto.

Spero comunque che questa recensione possa avere funzione di feedback che possa:
– aiutare il potenziale lettore a capire se effettivamente investire denaro e tempo nella lettura di questo libro;
– far riflettere l’autrice su una eventuale revisione del testo, o su una scrittura più scientifica per i suoi prossimi lavori.
Ci rifletterò certamente.
Con questa risposta, di contro, invito i colleghi, anche quelli che ci tengono alla cura del dettaglio, di applicare la stessa minuziosa attenzione ai propri contenuti, quelli che portano a sostegno delle proprie posizioni: le scelte da me operate, così come eventuali sviste nella stesura del testo non arrecano danno a nessuno. Al contrario, le sviste, le imprecisioni e la disinformazione passate come verità, possono danneggiare il lavoro altrui; la nostra categoria ha una tradizione lunga 30 anni di disinformazione, pareri personali passate per verità e informazioni non verificate. Cambia il contenuto, ma l’atteggiamento resta lo stesso.
L’invito è verificare sempre quindi che ciò che si sta asserendo sia vero, altrimenti astenersi e limitarsi a pareri personali, cosa che una recensione consente.

Inoltre, sottolineo che ostacolare il pensiero critico è un atteggiamento tipico dei regimi totalitari: vediamo di non ridurre la scienza allo stesso riduzionismo, a scapito della complessità dei processi con i quali ci confrontiamo e che richiedono ANCHE una posizione filosofica e fenomenologico-esistenziale, per la quale non c’è alcunché da dimostrare, visto che esprime un punto di partenza.
I libri tanto ricercati in bibliografia da alcune recensioni devono essere letti per imparare a pensare, a ragionare, a stimolare le riflessioni, ad ampliare la visione del mondo, prima che a sapere.
Se ci fossimo sempre fermati solo a quanto hanno avuto da dire fonti autorevoli venute prima di noi o i manuali blasonati, saremo fermi a Freud, avremo ancora l’omosessualità nel DSM, nessuno avrebbe dovuto nominare il burnout prima di quest’anno.
Ricordiamoci che questa disciplina evolve grazie a chi si permette di riflettere su ciò che studia, che osserva e di cui ha esperienza, permettendosi di ragionare, se occorre, anche fuori dagli schemi.
Francesca Di Donato

 

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Somministrare: le terapie psicologiche si somministrano?

La parola somministrare derivata dal latino SUBMINISTRĀRE (SUB- ‘sotto’ e MINISTRĀRE ‘porgere’)

Nei dizionari di uso contemporaneo, il significato primario è quello di “dare, distribuire ad altri, adempiendo un proprio ufficio specifico o a un compito particolare” Vocabolario Treccani online e GRADIT).

In tal senso:
I sacerdoti somministrano i sacramenti;
Gli infermieri somministrano farmaci
Le istituzioni o associazioni somministrano aiuti, viveri e simili.
Parliamo di un ‘porgere’, un ‘dare’ che implica una qualche asimmetria di poteri, di saperi, di doveri coinvolti nel rapporto fra chi dà e chi riceve.

Nella terapia psicologica (sia essa sostegno, abilitazione-riabilitazione, prevenzione o psicoterapia) certamente c’è un’asimmetria relazionale, tuttavia il soggetto che usufruisce della prestazione non è un soggetto passivo che viene sottoposto a un trattamento, ma è parte attiva di un percorso che è prevalentemente di natura relazionale e che muove in una co-costruzione costante che lo vede come protagonista: le risorse primarie a cui attingere, in tutto il processo di crescita personale e/o cambiamento, sono nella persona stessa.

Quindi il termine somministrazione non è in tal senso il termine più appropriato e, anzi, all’interno di questo tipo di relazione terapeutica -come sottolinea Luca Serianni in una risposta pubblicata sul n. 37 (https://accademiadellacrusca.it/it/pubblicazioni/crusca-per-voi/indice-dei-numeri/ottobre-2008) della “Crusca per voi” (ottobre 2008, p. 12)- l’uso della parola “somministrare” da parte di psicologi e sociologi, in riferimento a eventuali test e/o questionari (che sono strumenti e non terapie) è un tipico “tecnicismo collaterale” ovvero un termine che non viene usato per ragioni di precisione o rigore, ma per dare al discorso una connotazione tecnica.

Ne consegue che l’uso del termine “somministrazione” non è necessario neanche in tal caso, figuriamoci per esprimere la natura primaria del lavoro dello psicologo, che certamente non è equiparabile all’atto di somministrare una terapia medica (tra l’altro, preciso che la somministrazione farmacologica nel mondo medico è a carico dell’infermiere, mentre la prescrizione della stessa è a carico del medico).

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Assunzione del rischio: una riflessione tra matematica e atti tipici dello Psicologo. Francesca Di Donato

La difficoltà ad assumere dei rischi, processo inevitabile se si vuole evolvere in qualunque ambito della vita, è spesso legata all’erronea convinzione che rischio equivalga a pericolo e di conseguenza a danno.
Rischio e pericolo però non sono sinonimi.
Il pericolo indica qualcosa che, per le sue proprietà o caratteristiche, ha la capacità di causare un danno.
Il rischio è la probabilità che si verifichi un danno, in base all’esposizione a tale pericolo.

Il RISCHIO, quindi, è la probabilità, e non la certezza che ci possa accadere un evento sgradevole.
La nozione di rischio implica l’esistenza di una sorgente di pericolo, la presenza di elementi vulnerabili esposti e la possibilità che essa si trasformi in un danno.

Detto matematicamente, l’equazione del rischio è:
R = P x V x E —- R (Rischio) = P (Pericolosità) x V (Vulnerabilità) x E (esposizione).
La Pericolosità è la probabilità che un certo evento possa accadere.
La Vulnerabilità esprime la nostra capacità di resistere al danno
Essa è scomponibile in due parametri:
. la suscettibilità intesa come propensione a subire un certo danno e .
. la resilienza intesa come capacità di far fronte all’evento e ripristinare le condizioni di
funzionalità precedenti
L’ Esposizione indica quante disposizioni interne ed esterne sono esposti al pericolo.
Detto matematicamente, l’equazione del danno è:
D = V x E —- V (Vulnerabilità) x E (esposizione)
Le conseguenze di un pericolo, perciò, si trasformano in danno, solo in relazione al prodotto della vulnerabilità per il grado di esposizione.
Ne consegue che, se già di per sé  l’esposizione a un pericolo non necessariamente generi il danno, a maggior ragione assumersi dei rischi non vuol dire che portino inevitabilmente a un danno.

La questione  è tutta nel saper valutare l’entità del rischio e, date certe condizioni, valutare quanto esso sia realistico, se e a quale livello possa agire, così da attivare abilità presenti e acquisirne di nuove, sviluppando strategie per evitarlo o ridurlo  e, in tal modo, contenere l’esposizione al pericolo, salvaguardando e riducendo, nel mentre, la propria vulnerabilità: tutto questo non è altro che valutazione, prevenzione -primaria, secondaria e terziaria- e abilitazione-riabilitazione nutrite di supporto psicologico.

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Sulla questione delle facoltà online di Psicologia

Svalutare a priori un’università online di Psicologia è un atteggiamento di pregiudizio che, come tanti altri pregiudizi, male si sposa con chi vuole fare questo lavoro, ma in generale con tutto.

NON è il mezzo a discriminare la qualità.

Che sia online o sia in presenza, conta:
– l’offerta formativa
– il contenuto reale dell’offerta formativa
– come viene trasferito/fruito tale contenuto
– la capacità dei docenti di insegnare per trasferire conoscenze, competenze e abilità

– le risorse interne dell’allievo nell’apprendimento, nella comprensione e nella capacità critica.

Ogni realtà formativa è a sé, ogni persona e a sé.

Inoltre non vi è obbligo di frequenza nelle università in presenza e molte vanno avanti a suon di esami a quiz su manuali di qualità discutibile, quindi non regge alcun tipo di contestazione si voglia avanzare sul mezzo attraverso cui si prende questo titolo.

Ci sono università scadenti in entrambi i casi, ci sono università valide in entrambi casi, ci sono università un tempo di qualità che oggi presentano scenari raccapriccianti.

Così come ci sono specifiche individualità, alcune delle quali sono perfino capaci di trasformare in oro ciò che oro non è, e altre sono capaci di sprecare l’oro che hanno in mano.

Mi chiedo quanto sia davvero valido un certo percorso formativo se poi una delle risultanti è esprimersi e argomentare a suon di pregiudizi.

Validare le differenze non è un processo da attivare solo sui grandi temi legati alla discriminazione.
Validare le differenze è un processo che dovrebbe estendersi al vivere quotidiano, altrimenti è pura ipocrisia.

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Cura attraverso la psiche e non cura della psiche – Francesca Di Donato

PREMESSA: CURA E TERAPIA IN ITALIANO SONO SINONIMI
ADROTERAPIA cura attraverso adroni
AEROSOLTERAPIA cura attraverso aerosol
AEROTERAPIA cura attraverso l’aria
AMPELOTERAPIA cura attraverso l’uva
APITERAPIA cura attraverso le api
AROMATERAPIA cura attraverso gli aromi/profumi
ARTETERAPIA cura attraverso l’arte
ATTINOTERAPIA cura attraverso raggi attinici/ultravioletti
AUTOEMOTERAPIA cura attraverso il proprio sangue
BACTERIOTERAPIA cura attraverso i batteri
BALNEOTERAPIA cura attraverso bagni
BIOTERAPIA cura attraverso agenti biologici (sieri e vaccini)
BOTRIOTERAPIA cura attraverso l’uva
BRACHITERAPIA cura attraverso radioterapia interna
CALCIOTERAPIA cura attraverso sali di calcio
CESIOTERAPIA cura attraverso sali di cesio radioattivi
CHEMIOTERAPIA cura attraverso farmaci di tossicità selettiva
CHIROTERAPIA cura attraverso le mani
CINESITERAPIA/CHINESITERAPIA cura attraverso il movimento
CLIMATOTERAPIA cura attraverso alcuni climi
CLOWNTERAPIA cura attraverso i clown
COBALTOTERAPIA cura attraverso l’isotopo radioattivo del cobalto
CRENOTERAPIA cura attraverso acque termali
CRIOTERAPIA cura attraverso il freddo
CROMOTERAPIA cura attraverso i colori
CRONOTERAPIA cura attraverso criteri cronologici ottimali dell’intervento curativo
DIETOTERAPIA cura attraverso prescrizioni dietetiche
ELETTROTERAPIA cura attraverso effetti biologici delle correnti elettriche
ELIOTERAPIA cura attraverso il sole
EMOTERAPIA cura attraverso il sangue
ENDOTERAPIA cura attraverso somministrazione di sostanze in soluzioni acquose per assorbimento
ERGOTERAPIA cura attraverso il lavoro/occupazionale
FANGOTERAPIA cura attraverso i fanghi
FARMACOTERAPIA cura attraverso i farmaci
FISIOTERAPIA cura attraverso mezzi fisici e pratiche manuali
FITOTERAPIA cura attraverso le piante
FLORITERAPIA cura attraverso i fiori
FOTOTERAPIA cura attraverso la luce
FRIGOTERAPIA cura attraverso il freddo
GALVANOTERAPIA cura attraverso corrente galvanica
GAMMATERAPIA cura attraverso raggi gamma
GEMMOTERAPIA cura attraverso radiazioni gamma
IDROPINOTERAPIA cura attraverso soluzioni di acque minerali
IDROTERAPIA cura attraverso soluzioni acquose
IMMUNOTERAPIA cura attraverso il rinforzo del sistema immunitario
INSULINOTERAPIA cura attraverso somministrazione insulina
IODOTERAPIA cura attraverso cura iodica
IONOTERAPIA cura attraverso ionoforesi
IPNOTERAPIA cura attraverso ipnosi
IPPOTERAPIA cura attraverso il cavallo
KINESITERAPIA cura attraverso il movimento
LASERTERAPIA cura attraverso il laser
LOGOTERAPIA cura attraverso la parola
LUDOTERAPIA cura attraverso il gioco
LUTOTERAPIA cura attraverso fanghi termali
MAGNETOTERAPIA cura attraverso magneti naturali o quelli degli esseri viventi (magnetismo animale)
MARCONITERAPIA cura attraverso elettroterapia ad alta frequenza
MASSOTERAPIA cura attraverso i massaggi
MECCANOTERAPIA cura attraverso mezzi meccanici
MELOTERAPIA cura attraverso la musica
MESOTERAPIA cura attraverso iniezioni sottocutanee
METALLOTERAPIA cura attraverso metalli sulla cute
MUSICOTERAPIA cura attraverso la musica
NARCOTERAPIA cura attraverso l’induzione del sonno
NOSOTERAPIA cura attraverso l’iniezione di germi che attivano altra malattia
NUTRITERAPIA cura attraverso nutrienti
OPOTERAPIA cura attraverso estratti/succo di organi di animali
ORGANOTERAPIA cura attraverso organi o tessuti animali
ORMONOTERAPIA cura attraverso ormoni
OSSIGENOTERAPIA cura attraverso l’ossigeno o di miscele gassose contenenti ossigeno
OZONOTERAPIA cura attraverso l’ozono
PRANOTERAPIA cura attraverso il calore
PRESSOTERAPIA cura attraverso il massaggio per ridurre il ristagno liquidi
PROTEINOTERAPIA cura attraverso inoculazione di sostanze proteiche estranee all’organismo
PSAMMOTERAPIA cura attraverso la sabbia calda
PSICOTERAPIA cura attraverso la psiche/anima (e non cura della psiche come si crede almeno da 30 anni a questa parte)
RADARTERAPIA cura attraverso micro onde elettromagnetiche
RADIOTERAPIA cura attraverso onde radio
RADIUMTERAPIA cura attraverso radiazioni ionizzanti
RIFLESSOTERAPIA cura attraverso  riflessi benefici su organi anche distanti
SHOCKTERAPIA cura attraverso elettroshock
SIEROTERAPIA cura attraverso sieri
SOCIOTERAPIA cura attraverso inserimento in gruppi sociali
TALASSOTERAPIA cura attraverso il clima marino
TERMOTERAPIA cura attraverso il calore
TROFOTERAPIA cura attraverso la nutrizione
VACCINOTERAPIA cura attraverso i vaccini
VACUUMTERAPIA cura attraverso una camera a tenuta d’aria che genera un sottovuoto
VIBROTERAPIA cura attraverso il vibromassaggio
ZIMOTERAPIA cura attraverso l’azione di lieviti/fermenti

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Francesca Di Donato – Psicologa
Psicologia clinica, dinamica e della salute – percorsi individuali, di coppia e in gruppo: in presenza e online
Formatore e Supervisore: in presenza e online – SCUOLA DI PSICOLOGIA lo psicologo è colui che aiuta l’altro a curarsi
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2 anni ago · · 0 comments

La formazione che vale

La conquista, durante la propria formazione, è allontanarsi dalla prestazione, godendo del processo più che del risultato.
Stare un po’ meno su di sé e un po’ più su ciò che accade e sull’altro.
Apprendere è fare esperienza anche attraverso l’errore e anche l’errore ha qualcosa da dire su di te: accoglilo!

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