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1 mese ago · · 0 comments

L’ultimo giorno di scuola. Francesca Di Donato

Oggi c’era aria di festa dalle mie parti, perché sono vicino a una scuola superiore ed è l’ultimo giorno. Esulti a non finire. un paio di botti di festeggiamento, i ragazzi sono entrati stamane che ridevano, scherzavano in modo gioioso… e assolutamente diverso dal solito; all’uscita gridavano “libertà!!!” “Siamo liberi!!!” “È finita finalmente!” “Evvai!!” “Mo ci si diverte!” e risate a non finire, le tipiche risate di chi si sente alleggerito da qualcosa.

Ecco cosa non dovrebbe essere la scuola e lo studio: qualcosa di cui liberarsi, qualcosa che ingabbia, qualcosa che costringe e appesantisce.

E questo accade per lo più perché chi fa la scuola nella maggior parte dei casi non sa farla, che sia nei piani alti o nelle aule, non sa creare l’atmosfera, le relazioni, l’ambiente adatto… non sa stare con i tempi dell’altro, non sa creare uno spazio libero da scelte istituzionali che tolgono qualità all’apprendimento, libere da modalità persecutorie, punitive, prestazionali, giudicanti, libero da quelle tendenze autoritarie di chi non ha sviluppato sicurezza né tantomeno autorevolezza interna e si gioca tutto sul controllo esterno.

Per non parlare poi di tutte le dinamiche interne ai ragazzi che pagano lo scotto di una mancata autorevolezza, di un mancato equilibrio e serenità anche tra le pareti di casa, perché spesso si ritrovano genitori relazionalmente più immaturi di loro, con ricadute evidenti nel confronto tra pari.

Bambini e ragazzi meritano una scuola di qualità in cui valga la pena andare al di là dei voti, al di là del titolo.
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Francesca Di Donato – psicologa
Psicologia dinamica, clinica e della salute
percorsi individuali, di coppia di gruppo

2 mesi ago · · 0 comments

La vita è ora

Arriverà il momento in cui ci si accorgerà di aver sacrificato l’autentica espressione di sé, il proprio entusiasmo, l’opportunità di essere felici con semplicità, per il bisogno dissacrante di validare continuamente la propria esistenza al cospetto altrui.
La chiave è essere respons-abili e quindi avere un’abilità di risposta congruente verso il mondo, sì, ma anche e innanzitutto verso se stessi.
LA VITA È ORA e non merita di essere trattenuta dalla paura e schiacciata dal dovere.
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Francesca Di Donato – Psicologa
Psicologia clinica, dinamica e della salute
percorsi individuali, di coppia e di gruppo

2 mesi ago · · 0 comments

Idealizzazione, delusione, disillusione.

L’idealizzazione dell’altro è un processo tanto raffinato quanto illusorio e porta quasi certamente, nel tempo, a una delusione più o meno profonda, accompagnata da rabbia, insoddisfazione e amarezza.
Talvolta persino disprezzo.
Un possibile sbocco, a fronte della rottura scenica alla quale si assiste, è il passaggio dalla delusione alla disillusione ovvero spogliare l’altro dell’illusione iniziale per iniziare a vederlo per ciò che è.

Sarà a questo punto che dovrai chiederti se ciò che vedi davanti a te lo riconfermi o meno nella tua vita.
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Francesca Di Donato – psicologa
Psicologia clinica, dinamica e della salute
percorsi individuali, di coppia e di gruppo

4 mesi ago · · 0 comments

Dov’è lo stupore

Tra le perdite più dolorose che si hanno diventando grandi c’è, probabilmente, quella legata alla capacità di stupirsi, tipica dei bambini che si affacciano al mondo.
Nel tempo, si sentono, vedono e vivono talmente tante cose brutte e spaventose, a volte inferte proprio da chi dovrebbe aver cura o dare aiuto che, anche davanti a ciò che merita uno sguardo ammirato, lo stupore può lasciare il posto a qualcosa di più mesto, perfino all’indugio rassegnato tipico della malinconia.
Aver cura di sé è anche recuperare questo stato di meraviglia
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Francesca Di Donato – Psicologa
Scuola di psicologia – lo psicologo è colui che aiuta l’altro a curarsi

6 mesi ago · · 0 comments

Imperfezioni

Se le tue imperfezioni non sono pericolose, né per te né per chi ti circonda,
se sono una caratterizzazione di te al punto da determinare la tua preziosa unicità,
se ti concedono di rimanere integra, presente a te stessa
e non limitano il tuo movimento verso l’auto-consapevolezza,
se non interferiscono con il piano di realtà….

allora puoi smettere di maltrattarle e puoi iniziare a farci pace.

 

6 mesi ago · · 0 comments

I social dell’invidia e della persecuzione

A quanto pare scorre un filo fin troppo sottile tra la rabbia legittima per un comportamento sbagliato di qualcuno e l’accanimento -esasperato dal più o meno consapevole attacco di massa- contro una persona resa bersaglio del proprio scherno e del proprio atteggiamento persecutorio, che sia esplicito o mascherato da sordida ironia.
E la parte tragica è che voi che vi elevate a giudici e giuria di quel comportamento, vi sentite perfino migliori della persona in ostaggio di turno.
Oh sì che vi sentite migliori!
L’altro ieri contro chi ha osato negare un autografo, ieri contro il padre di una ragazza uccisa che invece di piegarsi dal dolore come vorreste vederlo, va in tv a farsi intervistare, oggi contro chi vende pandori per balocchi o chi prova a vendere qualche pizza in più.
Adesso sì che potete riconoscervi il diritto di erigervi sopra un piedistallo e sentirvi superiori.
Finalmente l’avete trovata la crepa che cercavate nell’altro, e potete sadicamente infilarci il dito finché non sentite venirne fuori le urla del dolore.
E pure voi che fate post o video sulla comunicazione usata nel video di scuse della Ferragni, non siete per nulla diversi da lei: strumentalizzate l’hype del momento e quanto è accaduto solo per ottenere fiotti di like e visualizzazioni dei vostri contenuti.
Lei ha fatto beneficienza sui pandori, quanto voi fate divulgazione con i vostri contenuti su di lei.

Auguratevi solo di non essere mai voi come una Mia Martini, come un Marco Masini o un De Donno, come un Giulio Cecchettin, come un’ Alessandra Amoroso, come una Ferragni o come una Giovanna Pedretti, perché quelli che come voi puntano facilmente il dito alla prima falla, che ci sia davvero o che sia inventata, e che ci mangiano sopra alla prima occasione, vi riserveranno lo stesso trattamento, senza indugi e senza riserve.

Io resto con il mio orrore.

8 mesi ago · · 0 comments

Cosa voglio fare da grande

“Cosa voglio fare da grande” è la riflessione che si mobiliterà probabilmente in ogni fase pressoché consapevole della vita, in ogni passo significativamente evolutivo, ad ogni avvicinamento autentico verso le proprie profonde disposizioni, in ogni barlume di lucido ascolto dei propri movimenti interni, a ogni progressivo svelamento del tragitto realmente percorso fino a quel momento, al di là di ogni mera e superficiale apparenza.
Si mobiliterà -te lo auguro- e sarà ogni volta un’occasione di incontrare davvero te stesso.
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Francesca Di Donato – Psicologa
Scuola di Psicologia lo psicologo è colui che aiuta l’altro a curarsi.

8 mesi ago · · 0 comments

Bisogno di sicurezza e carriera

La cosa insidiosa non è se punti all’affermazione di te attraverso il lavoro e la carriera, perché in questo caso il rischio più grande, al più, è ritenere che il tuo valore si misuri su voti, su obiettivi, stipendio e status e, per quanto sia discutibile, il danno mi appare limitato.

La cosa insidiosa è se sul lavoro e sulla carriera fondi il tuo bisogno di sicurezza, raccontandoti che finché hai un lavoro e uno stipendio a fine mese allora tutto va bene.
E la fregatura è che questa roba regge.

Appare sensata al punto che verrà pressoché sempre approvata e rinforzata dall’esterno, pure da chi nel lavoro ha alienato se stesso.

Facci caso. La gente non ti chiede se sei felice, ma dopo un “come stai” di futile circostanza, ti chiede se lavori e che lavoro fai, perché a quella gente non frega nulla di come tu stia, indaga solo a che punto sei.
Se sei donna, per non farci mancare nulla nella sagra dei cliché, pure se sei sposata e se hai figli.

Regge, come vedi. Eccome se regge!
Viviamo in un sistema fondato sul lavoro e sulla famiglia, come potrebbe essere altrimenti!

Regge a meno di scoprire col tempo che, nell’essere al sicuro e comunque infelici, l’unica cosa garantita è una vita vissuta a metà.
Lo spreco di cui ti rendi conto, se dirà male, quando l’età, gli acciacchi e l’affanno rendono qualunque cambio rotta improbabile e azzardato.

Lo vuoi un consiglio?
Cerca la tua sicurezza altrove
… e se ti capita butta un occhio dentro di te, non fuori.
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Francesca Di Donato – Scuola di Psicologia
Lo psicologo è colui che aiuta l’altro a curarsi

9 mesi ago · · 0 comments

Il tempo ha più velocità

Il tempo ha più velocità.
Quella della lancetta dei secondi che procede inesorabile a suon di istanti.
Quella della lancetta dei minuti che, se ci pensi, regala un respiro.
Quella della lancetta delle ore che placa l’animo al punto che talvolta sembra non passare mai.
Ci sono i numeri, che se espressi in modo chiaro, danno una parvenza di controllo sullo scorrere che incede.
E poi c’è la non-velocità dello stare, che è quel momento in cui l’orologio è altrove e tu sei qui, presente, nell’unico momento reale da vivere.
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Francesca Di Donato – Psicologa

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