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3 settimane ago · · 0 comments

5. Crisi di riavvicinamento. Noemi Virgilio

Con l’ingresso alla suola primaria molti genitori si trovano di fronte a bambini che fanno fatica ad accettare il cambiamento in modo sereno. Talvolta bambini che hanno sempre affrontato i cambiamenti senza alcuna difficoltà diventano particolarmente richiestivi. L’ingresso alla scuola primaria può generare una quantità discreta di ansia nei bambini perché si trovano ad interagire con un contesto nuovo, compagni e insegnanti nuovi e  regole molto diverse. Questa sensazione può essere paragonata a quella che proviamo noi quando dobbiamo affrontare un cambiamento o l’ingresso in nuovo contesto lavorativo. Molti bambini affrontano questo cambiamento evidenziando comportamenti che richiedono una forte rassicurazione da parte degli adulti. Talvolta possono essere spaventati, piangere, o avere delle vere e proprie crisi emotive per cercare di allontanarsi dalla situazione che genera ansia. Questi comportamenti sono delle crisi di riavvicinamento e sono fenomeni del tutto normali e transitori, che vanno gestiti con presenza e pazienza. Quello che erroneamente può sembrare un “capriccio” è invece espressione di un disagio, seppure temporaneo, che va gestito in modo da fare sentire il bambino protetto e accompagnato. Queste crisi possono esprimersi tutte le volte che il bambino è di fronte ad un cambiamento che prevede da parte sua uno sforzo di adattamento e di costruzione di nuove risorse. Negare il disagio che prova o giudicarlo come un comportamento eccessivo rischia di esacerbarlo. E’ invece utile accompagnare il bambino a comprendere le emozioni che sta sperimentando e renderci disponibili per accompagnarlo e farlo sentire al sicuro. La vostra sicurezza sarà per lui di esempio, e allo stesso tempo sentirvi vicini gli permetterà di affrontare il cambiamento consapevole che ha un porto sicuro al quale tornare. Quando la paura è molto grande permettetegli di trovare insieme a voi una strategia che lo faccia sentire al sicuro: per alcuni può essere una foto di famiglia, oppure decidere insieme un rituale di saluto.


Noemi Virgilio
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Paola Pellegrino
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21.Una grande protezione: la coerenza genitoriale. Paola Pellegrino

4 settimane ago · · 0 comments

21.Una grande protezione: la coerenza genitoriale. Paola Pellegrino

Genitori dalla nascita: dal giorno zero all’adolescenza.
Psicoeducazione e supporto alla genitorialità.


Nuova Rubrica a cura di Anderlini Sara, Pellegrino Paola, Virgilio Noemi, per Scuola di Psicologia di Francesca Di Donato.
Per seguirle sui canali social vai qui 1.Rubrica “Genitori dalla nascita: dal giorno zero all’adolescenza.” Psicoeducazione e supporto alla genitorialità – Scuola di Psicologia

Una grande protezione: la coerenza genitoriale di Paola Pellegrino

Non sempre tra le parti genitoriali capita di essere d’accordo sui metodi educativi e sulla modalità di prendere delle decisioni: molto dell’essere genitore coinvolge la nostra storia da figlio e tutta la nostra vita e ovviamente condiziona.

Allo stesso modo i bambini imparano a stare in relazione a partire da quella con mamme e papà e anche nella gestione di una difficoltà o divergenza ciò che conta è la modalità e la possibilità di affrontarla.

In caso di contrasto dinanzi alla necessità di prendere una decisione o nella decisione di come affrontare una situazione anche importante e delicata, un assetto protettivo è rappresentato dalla possibilità che gli adulti di riferimento ricerchino e trovino un punto di mediazione e di incontro in separata sede, in grado di restituire al bambino un’esperienza di coerenza genitoriale.

Questo è importante per diversi aspetti:

  • Evita di far sentire in difficoltà il bambino che più o meno esplicitamente potrebbe sentire la pressione di dover decidere da che parte stare.
  • Permette di evitare di esporre il bambino a modalità comunicative adulte che non sempre sono adatte alla loro età;
  • Fornisce un esperienza di sicurezza e protezione in cui ciò che apprende e vive è la certezza di poter contare su una coppia di genitori che sanno essere e fare Squadra tutti insieme anche nelle situazioni difficili.

Ciò che per noi adulti è importante ricordare è che ciò che conta nelle relazioni familiari è la possibilità di crescere insieme per poter sviluppare dinamiche prevalenti funzionali.

Sbagliare per migliorare si può!


Simbolismo dell’illustrazione a cura di Francesca Di Donato, psicologa.
Illustrazione di Mirella Farchica, illustratrice.

Il nido è la base sicura da cui tutto ha inizio, quel luogo dove sapere di poter tornare ogni volta che si ha voglia o bisogno di accoglienza, calore, contenimento, appartenenza. L’uovo schiuso è il giorno zero, momento esatto in cui ci si apre al mondo con la nascita.
L’uccello che spicca il volo è la persona che attraversa quella fase fondamentale di sperimentazione verso se stessa e verso l’ambiente esterno e che muove i primi tentativi di volo in direzione di ciò che nel tempo sceglierà di essere e verso il mondo che sceglierà di vivere. Le farfalle, simbolo di trasformazione, hanno anche lo scopo di sottolineare quando una buona crescita favorisce anche una sana integrazione con ciò che è diverso da sé.
La loro presenza sottolinea inoltre il diritto di un figlio di essere tutt’altro (un uccello) dai genitori (farfalle) che lo hanno messo al mondo.
Le foglioline intorno al nido indicano qual qualcosa che può crescere solo in presenza di sole e acqua come nutrimento, letto in chiave archetipica della buona integrazione tra maschile e femminile psichico necessario in ciascuno di noi.

 

4. Se separarsi spaventa. Paola Pellegrino

4 settimane ago · · 0 comments

4. Se separarsi spaventa. Paola Pellegrino

La separazione dalle figure di attaccamento è un momento fisiologicamente difficile per i bambini durante la loro crescita e la paura che lo accompagna sorge solitamente intorno agli 8-10 mesi di vita del bambino,fino a sfumare man mano seppur non in modo lineare nel tempo. Uno dei momenti potenzialmente delicati a questo proposito,in cui le paure e preoccupazioni rispetto alla separazione potrebbero rimanifestarsi, è l’ingresso alla scuola primaria in cui fondamentale diviene l’approccio degli adulti di riferimento e la sinergia tra scuola e famiglia per gestirlo al meglio evitando che possa cronicizzarsi e divenire invalidante per il bambino e il suo benessere.

In questi casi come la scuola e gli insegnanti possono essere una risorsa nell’affrontare il momento?
– condividendo strategie utili con la famiglia.
– validando il vissuto del bambino senza percepirlo come esagerato o simili.
– tollerando eventuali ritardi spesso frutto di rituali per gestire il saluto.
– permettendo l’ingresso con orari più flessibili o parziali in caso di rifiuto nei confronti della frequenza scolastica
– facilitando i rapporti con i compagni e con gli apprendimenti per prevenire l’isolamento del bambino o preoccupazioni riguardo i compiti, voti e prestazioni varie.
– fornendo prevedibilità e vicinanza.
– approfondendo e farsi aiutare in primis se sentono delle difficoltà in  merito.

In assenza di un clima da parte della scuola positivo e di supporto nei confronti del bambino e della famiglia, la risoluzione spontanea e naturale della difficoltà presente potrebbe essere ostacolata e il bambino si ritroverebbe a dover gestire una preoccupazione in più ossia quella che potrebbe accostarsi all’ambiente scuola, non visto più come un ambiente positivo e incoraggiante piuttosto come un luogo da cui rimanere lontano.


Noemi Virgilio
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1 mese ago · · 0 comments

L’ultimo giorno di scuola. Francesca Di Donato

Oggi c’era aria di festa dalle mie parti, perché sono vicino a una scuola superiore ed è l’ultimo giorno. Esulti a non finire. un paio di botti di festeggiamento, i ragazzi sono entrati stamane che ridevano, scherzavano in modo gioioso… e assolutamente diverso dal solito; all’uscita gridavano “libertà!!!” “Siamo liberi!!!” “È finita finalmente!” “Evvai!!” “Mo ci si diverte!” e risate a non finire, le tipiche risate di chi si sente alleggerito da qualcosa.

Ecco cosa non dovrebbe essere la scuola e lo studio: qualcosa di cui liberarsi, qualcosa che ingabbia, qualcosa che costringe e appesantisce.

E questo accade per lo più perché chi fa la scuola nella maggior parte dei casi non sa farla, che sia nei piani alti o nelle aule, non sa creare l’atmosfera, le relazioni, l’ambiente adatto… non sa stare con i tempi dell’altro, non sa creare uno spazio libero da scelte istituzionali che tolgono qualità all’apprendimento, libere da modalità persecutorie, punitive, prestazionali, giudicanti, libero da quelle tendenze autoritarie di chi non ha sviluppato sicurezza né tantomeno autorevolezza interna e si gioca tutto sul controllo esterno.

Per non parlare poi di tutte le dinamiche interne ai ragazzi che pagano lo scotto di una mancata autorevolezza, di un mancato equilibrio e serenità anche tra le pareti di casa, perché spesso si ritrovano genitori relazionalmente più immaturi di loro, con ricadute evidenti nel confronto tra pari.

Bambini e ragazzi meritano una scuola di qualità in cui valga la pena andare al di là dei voti, al di là del titolo.
___________________
Francesca Di Donato – psicologa
Psicologia dinamica, clinica e della salute
percorsi individuali, di coppia di gruppo

20.Bambini ad alto contatto. Sara Anderlini

1 mese ago · · 0 comments

20.Bambini ad alto contatto. Sara Anderlini

Genitori dalla nascita: dal giorno zero all’adolescenza.
Psicoeducazione e supporto alla genitorialità.


Nuova Rubrica a cura di Anderlini Sara, Pellegrino Paola, Virgilio Noemi, per Scuola di Psicologia di Francesca Di Donato.
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Bambini ad alto contatto di Sara Anderlini

Il contatto è un bisogno primordiale di ogni essere umano e per alto contatto si intende un’accentuazione di questo bisogno. I bambini ad alto contatto hanno una reale necessità di vicinanza e contenimento. Molto spesso saranno bambini che preferiranno di gran lunga le braccia di mamma e papà piuttosto che culle, passeggini, sdraiette, ed è assolutamente fisiologico, per quanto a volte faticoso. Non aiutano i genitori i pregiudizi legati all’accudimento di un bambino. Alcuni retaggi culturali ci portano a pensare che assecondare i bisogni di vicinanza dei neonati possa portarli ad “abituarsi”, a “prendere il vizio” e a sviluppare minore indipendenza. In realtà un accudimento ad alto contatto, quando è in linea con il bisogno del bambino, permette al bambino di sentirsi accolto e ad acquisire gradualmente maggiore sicurezza e porterà con sé un bagaglio di fiducia in sé stesso e negli altri.

Questo bisogno sarà più accentuato in alcuni periodi piuttosto che in altri, per esempio, malesseri, regressioni del sonno, cambiamenti, nuovi stimoli o eccesso di stimoli. Sapere questo può aiutare il genitore a normalizzare dentro di sé sia le richieste del bambino, sia la fatica che questo genera. Ciò che in caso di alto contatto può rivelarsi molto funzionale, nell’accogliere questa necessità, è la nanna a contatto (secondo le linee guida per il badsharing sicuro), e durante la giornata una fascia o un marsupio che da un senso di contenimento al bambino, che si trova in braccio, ma al contempo permette al genitore di avere le mani libere per poter continuare le normali attività quotidiane o dedicarsi ad attività rilassanti che permettano di rigenerarsi.

Ricordiamoci che la protezione, il contenimento, la sicurezza che sperimenteranno nei primi mesi ed anni della loro vita diventerà il loro bagaglio di esperienze positive che li renderà indipendenti nel momento in cui saranno pronti ad esserlo.


Simbolismo dell’illustrazione a cura di Francesca Di Donato, psicologa.
Illustrazione di Mirella Farchica, illustratrice.

Il nido è la base sicura da cui tutto ha inizio, quel luogo dove sapere di poter tornare ogni volta che si ha voglia o bisogno di accoglienza, calore, contenimento, appartenenza. L’uovo schiuso è il giorno zero, momento esatto in cui ci si apre al mondo con la nascita.
L’uccello che spicca il volo è la persona che attraversa quella fase fondamentale di sperimentazione verso se stessa e verso l’ambiente esterno e che muove i primi tentativi di volo in direzione di ciò che nel tempo sceglierà di essere e verso il mondo che sceglierà di vivere. Le farfalle, simbolo di trasformazione, hanno anche lo scopo di sottolineare quando una buona crescita favorisce anche una sana integrazione con ciò che è diverso da sé.
La loro presenza sottolinea inoltre il diritto di un figlio di essere tutt’altro (un uccello) dai genitori (farfalle) che lo hanno messo al mondo.
Le foglioline intorno al nido indicano qual qualcosa che può crescere solo in presenza di sole e acqua come nutrimento, letto in chiave archetipica della buona integrazione tra maschile e femminile psichico necessario in ciascuno di noi.

 

3. Buone prassi per l’inserimento. Noemi Virgilio

1 mese ago · · 0 comments

3. Buone prassi per l’inserimento. Noemi Virgilio

Il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria è delicato perché rappresenta per il bambino un cambiamento radicale rispetto a quello a cui era abituato. Si passa da un contesto giocoso ad un contesto in cui le regole sono tantissime ed è richiesto un grande sforzo di adattamento. In questa fase è utile e protettivo favorire un inserimento rispettoso del bambino, predisponendo piccole attività che gli concedano di essere accompagnato dal genitore o dalla sua figura di riferimento. Permettere per esempio ai genitori di accompagnare i bambini al proprio banco per condividere con loro le novità dell’ ambiente e predisporre un’attività insieme aiuta i bambini a sentirsi più sereni di fronte ad un distacco completamente diverso rispetto a quello a cui erano stati abituati. E’ importante per gli adulti ricordarsi che l’indipendenza del bambino non avviene attraverso la pretesa che il distacco avvenga con i nostri tempi e modi, ma avviene con serenità proprio quando il bambino sa di potere contare su figure di riferimento (genitori e insegnanti) che non neghino il suo vissuto ma che lo accompagnino per poterlo affrontare insieme. Non tutti i bambini sono uguali, per questo non c’è da stupirsi se ci saranno bambini che entreranno a gamba tesa dentro la nuova avventura e bambini che invece avranno bisogno di più tempo e sostegno da parte nostra. Ricordiamoci di preparare i bambini al nuovo contesto dando informazioni di base che possano aiutarli a comprendere cosa si devono aspettare in modo da rendere prevedibile l’esperienza, ma allo stesso modo non dilunghiamoci su eccessivi dettagli o concetti che possono spaventare il bambino proprio perché non ha ancora un contesto reale di riferimento in cui inserirli. Cerchiamo di porre l’attenzione agli aspetti piacevoli della scuola, in modo da non innescare paure immotivate, saranno loro poi a scoprire la loro verità che potrà essere anche molto diversa da come ve la siete immaginati come genitori.


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19.Una gabbia d’oro: l’iperprotezione genitoriale. Paola Pellegrino

1 mese ago · · 0 comments

19.Una gabbia d’oro: l’iperprotezione genitoriale. Paola Pellegrino

Genitori dalla nascita: dal giorno zero all’adolescenza.
Psicoeducazione e supporto alla genitorialità.


Nuova Rubrica a cura di Anderlini Sara, Pellegrino Paola, Virgilio Noemi, per Scuola di Psicologia di Francesca Di Donato.
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Una gabbia d’oro: l’iperprotezione genitoriale di Paola Pellegrino

Una tendenza spesso diffusa nel rapporto con i figli è quella che si sviluppa nel tentativo di tracciare per loro, un sentiero quanto più possibile sicuro, comodo e privo di ostacoli.

L’idea è quella di poter evitare sofferenze, delusioni, esperienze poco piacevoli non essendo consapevoli del fatto che quello che in realtà si produce è un ostacolo per la loro crescita e per la relazione.

L’ eccessiva protezione genitoriale infatti ostacola il fisiologico e graduale processo di autonomia e individuazione, mina la percezione di efficacia personale, lede la spinta all’autodeterminazione e spesso dipinge una tela in cui il mondo appare pericoloso e in cui le sfumature prevalenti sono quelle della paura.

Può essere definita come una “forma di deprivazione che impedisce di gestire frustrazioni e tempeste emotive caratteristiche dell’infanzia e dell’adolescenza”, in cui il figlio non è mai totalmente libero di agire e di esperire il mondo sperimentando e conoscendo se stesso. Lo fa piuttosto aderendo a dei modelli o richieste e aspettative più o meno implicite in cui i genitori sono al centro.

Si costruisce così una gabbia che se anche può apparire dorata, intrappola, indebolisce e trattiene ostacolando lo sviluppo non solo delle esperienze di vita del ragazzo ma anche la possibilità di sviluppare strategie di autoregolazione emotiva efficaci e sane.

Quello che invece è importante è la possibilità di favorire il loro bisogno di esplorazione ed espressione puntando alla costruzione di un rapporto di fiducia reciproca e di equilibrio in cui poter sperimentare sia la libertà che la vicinanza di cui hanno bisogno nelle varie tappe della vita oltre che un posto sicuro in cui poter tornare ogni volta che sarà necessario.

Il focus per il genitore dovrebbe essere creare le basi di fiducia nella possibilità di poter sempre affrontare le situazioni che potrebbero presentarsi, e non sull’evitare che l’ambiente esterno possa essere ostile o complicato da gestire e dunque da “evitare”.


Simbolismo dell’illustrazione a cura di Francesca Di Donato, psicologa.
Illustrazione di Mirella Farchica, illustratrice.

Il nido è la base sicura da cui tutto ha inizio, quel luogo dove sapere di poter tornare ogni volta che si ha voglia o bisogno di accoglienza, calore, contenimento, appartenenza. L’uovo schiuso è il giorno zero, momento esatto in cui ci si apre al mondo con la nascita.
L’uccello che spicca il volo è la persona che attraversa quella fase fondamentale di sperimentazione verso se stessa e verso l’ambiente esterno e che muove i primi tentativi di volo in direzione di ciò che nel tempo sceglierà di essere e verso il mondo che sceglierà di vivere. Le farfalle, simbolo di trasformazione, hanno anche lo scopo di sottolineare quando una buona crescita favorisce anche una sana integrazione con ciò che è diverso da sé.
La loro presenza sottolinea inoltre il diritto di un figlio di essere tutt’altro (un uccello) dai genitori (farfalle) che lo hanno messo al mondo.
Le foglioline intorno al nido indicano qual qualcosa che può crescere solo in presenza di sole e acqua come nutrimento, letto in chiave archetipica della buona integrazione tra maschile e femminile psichico necessario in ciascuno di noi.

 

2. Cosa affronteremo insieme? Paola Pellegrino

1 mese ago · · 0 comments

2. Cosa affronteremo insieme? Paola Pellegrino

.Obiettivo di questa rubrica è provare a delineare una strada concreta fatta di accompagnamento e buone sinergie rivolta a scuola e famiglia, genitori e insegnanti. Il focus è promuovere una cultura del benessere in cui due dei sistemi principali nella vita dei bambini e ragazzi, lavorano insieme provando a sostenersi a vicenda nel difficile e valoroso compito di essere “Adulto-Guida”.
Al contempo si propone come obiettivo quello di fornire delle indicazioni utili a favore degli insegnanti e dei genitori che possano fungere da spunti di riflessione e punti di partenza nell’orientare gli sguardi e le prospettive così da poter incrementare il proprio bagaglio personale   e accrescere il proprio equipaggiamento nel loro viaggio, fatto di momenti di crescita ma sicuramente anche di difficoltà.
Per poter sostenere è necessario sostenere noi stessi in quanto adulti e facilitatori nella vita dei più piccoli, per cui permettersi per primi uno spazio di confronto, approfondimento e supporto rappresenta la possibilità di trasmettere la stessa importanza e la possibilità di fidarsi e affidarsi, anche a loro.

Buona lettura.


Noemi Virgilio
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1.Rubrica “Genitori e insegnanti: una squadra possibile”

1 mese ago · · 0 comments

1.Rubrica “Genitori e insegnanti: una squadra possibile”

Genitori e insegnanti: una squadra possibile. 
Nuova rubrica a cura di Pellegrino Paola, Virgilio Noemi, per Scuola di Psicologia di Francesca Di Donato.


Simbolismo dell’illustrazione a cura di Francesca Di Donato, psicologa.
Illustrazione di Mirella Farchica, illustratrice.

La piantina rappresenta il bambino e la bambina che per evolvere ha bisogno sia di luce e calore irradiati dal sole ovvero l’energia genitoriale -che sostiene la crescita, affinché fiori e frutti possano generarsi- ; sia di acqua in giuste dosi -che sostiene e favorisce le funzioni vitali della stessa- rappresentata dagli insegnanti in qualità di figure di affiancamento alla funzione educativa genitoriale e all’apprendimento.
L’annaffiatoio è il mezzo attraverso cui questa funzione avviene: la relazione. I libri sono conoscenza, riflessione e apprendimento.
Le farfalle, simbolo di trasformazione, hanno anche lo scopo di sottolineare quanto una buona crescita e un buon apprendimento favoriscono anche una sana integrazione con ciò che è fuori e diverso da sé  : le farfalle vivono gran parte della loro vita sui fiori con un reciproco vantaggio per cibarsi, riposare e disseminare il nettare nell’ambiente. Dopotutto la farfalla è un fiore con le ali.

 

Le pubblicazioni che troverete

  1. Cosa affronteremo insieme? (Paola Pellegrino)
  2. Buone prassi per l’inserimento (Noemi Virgilio)
  3. Se separarsi spaventa (Paola Pellegrino)
  4. Crisi di riavvicinamento (Noemi Virgilio)
  5. Inserimento sereno a scuola primaria. (Paola Pellegrino)
  6. Prepararsi alla scuola (Noemi Virgilio)
  7. Ingresso scuola (Paola Pellegrino)
  8. Genitori non più studenti (Noemi Virgilio)
  9. Post scuola e compiti (Paola Pellegrino)
  10. Accompagnare senza invadere (Paola Pellegrino)
  11. Mamma che sonno! (Noemi Virgilio)
  12. Influenza della tecnologia sullo studio (Paola Pellegrino)
  13. Inclusione scolastica (Noemi Virgilio)
  14. Il bambino al centro (Paola Pellegrino)
  15. Sostegno agli insegnanti (Noemi Virgilio)
  16. Rapporti scuola-famiglia (Noemi Virgilio)
  17. L’importanza di un vero patto educativo condiviso (Paola Pellegrino)
  18. La base dell’apprendimento: la relazione! (Noemi Virgilio)
  19. Riconoscere il disagio tra i banchi di scuola (Paola Pellegrino)
  20. Individualizzazione della didattica (Noemi Virgilio)

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18.Normalizziamo la fatica. Sara Anderlini

2 mesi ago · · 0 comments

18.Normalizziamo la fatica. Sara Anderlini

Genitori dalla nascita: dal giorno zero all’adolescenza.
Psicoeducazione e supporto alla genitorialità.


Nuova Rubrica a cura di Anderlini Sara, Pellegrino Paola, Virgilio Noemi, per Scuola di Psicologia di Francesca Di Donato.
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Normalizziamo la fatica di Sara Anderlini

Prendersi cura di un bambino in tutte le sue necessità genera un enorme fatica nel genitore. Molto spesso ci si confronta con una miriade di informazioni, di consigli, che hanno come focus il bambino e il modo “migliore” per prendersene cura, raramente però la fatica del genitore trova spazio.

La gestione del sonno soprattutto nei primi periodi in cui il genitore stesso è in uno stato di privazione può essere molto faticoso da gestire ed è importante che quella fatica venga normalizzata e che si trovino delle strategie per affrontarla.

La deprivazione del sonno, la gestione di un bambino e il pianto possono portare il genitore a sentirsi talmente spiazzato da “scuotere” il bambino, nel tentativo disperato di farlo addormentare.

La sindrome del bambino scosso (SBS) è una grave forma di maltrattamento fisico ai danni del bambino generalmente sotto i 2 anni di vita. Questa forma di maltrattamento consiste nel violento scuotimento del bambino con possibile trauma cerebrale e conseguenti complicanze neurologiche. Questo comportamento da parte del genitore è spesso conseguente a pianto inconsolabile; molto spesso i genitori arrivano a questi gesti estremi perché già fortemente provati dalla stanchezza.

Le strategie che si possono attuare hanno lo scopo di ricentrarsi, poiché stare sui bisogni di qualcun’altro è estremamente impegnativo.

E’  importante ritagliarsi dei momenti per recuperare le energie, dormendo per esempio quando il bambino dorme e crearsi delle priorità che in questo momento di vita saranno finalizzate al recupero delle risorse fisiche e mentali, inoltre quando sopravviene la sensazione di eccessiva stanchezza per il pianto del bambino, o rabbia perché non si addormenta o in qualsiasi situazione in cui ci si sente sopraffatti, è importante posare il bambino al sicuro (una culla, un lettino dove non possa cadere, a terra se intorno non c’è niente di sicuro), allontanarsi, respirare, sfogarsi, chiamare qualcuno. Nel momento in cui si sente di aver decompresso si può tornare dal bambino. In questa situazione non importa se piange perché la priorità è la tutela della sua salute  e la sua sicurezza.

Non dimentichiamoci che diventando genitori si rimane persone con dei propri bisogni, che devono trovare uno spazio, in linea con l’età del bambino, per poter essere soddisfatti e per poterci occupare di un altro piccolo essere umano.


Simbolismo dell’illustrazione a cura di Francesca Di Donato, psicologa.
Illustrazione di Mirella Farchica, illustratrice.

Il nido è la base sicura da cui tutto ha inizio, quel luogo dove sapere di poter tornare ogni volta che si ha voglia o bisogno di accoglienza, calore, contenimento, appartenenza. L’uovo schiuso è il giorno zero, momento esatto in cui ci si apre al mondo con la nascita.
L’uccello che spicca il volo è la persona che attraversa quella fase fondamentale di sperimentazione verso se stessa e verso l’ambiente esterno e che muove i primi tentativi di volo in direzione di ciò che nel tempo sceglierà di essere e verso il mondo che sceglierà di vivere. Le farfalle, simbolo di trasformazione, hanno anche lo scopo di sottolineare quando una buona crescita favorisce anche una sana integrazione con ciò che è diverso da sé.
La loro presenza sottolinea inoltre il diritto di un figlio di essere tutt’altro (un uccello) dai genitori (farfalle) che lo hanno messo al mondo.
Le foglioline intorno al nido indicano qual qualcosa che può crescere solo in presenza di sole e acqua come nutrimento, letto in chiave archetipica della buona integrazione tra maschile e femminile psichico necessario in ciascuno di noi.

 

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