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3. Studi sull’efficacia di vari approcci e tecniche psicologiche in diversi ambiti applicativi: ANALISI TRANSAZIONALE. Giuseppe Cinieri e Simona Delli Santi

L’insegnamento dei fondamenti dell’analisi transazionale è in grado di migliorare  la comunicazione dei farmacisti per poter gestire le interazioni in modo più professionale ed empatico con i propri pazienti. Sembra che questo avvenga apprendendo l’importanza di utilizzare maggiori segnali di interazione adulto-adulto, essenziali per instaurare una comunicazione efficace e rispettosa. (Lawrence L. Applying transactional analysis and personality assessment to improve patient counseling and communication skills. Am J Pharm Educ. 2007 Aug 15;71(4):81. doi: 10.5688/aj710481. PMID: 17786269; PMCID: PMC1959225). 

L’analisi transazionale è in grado di essere utilizzata per aiutare studenti delle scuole superiori con problemi di adattamento sociale. Pare sia possibile mitigare le difficoltà su aspetti disciplinari, sull’assenteismo cronico e sui conflitti costanti con insegnanti e compagni. (Erskine, R. G., & Maisenbacher, J. (1975). The Effects of a TA Class on Socially Maladjusted High School Students. Transactional Analysis Journal, 5(3), 252-254). 

Un intervento utilizzando il modello dell’analisi transazionale è in grado di essere efficace nel rafforzare l’autostima di studenti di scuole medie, con miglioramenti significativi in tre aspetti: impegno, autovalutazione e apprendimento dall’esperienza. (The Effectiveness of Transactional Analysis Counseling to Increase Self Esteem. (2018). International Journal of Scientific Research and Management (IJSRM), 6(04), EL-2018). 

Un intervento di gruppo attraverso questo approccio e la tecnica del self-reparenting è in grado di portare a sviluppare competenze per migliorare l’autostima, l’autoefficacia e l’auto-realizzazione (Wissink, L. M. (1994). A Validation of Transactional Analysis in Increasing Self-Esteem among Participants in a Self-Reparenting Program. Transactional Analysis Journal, 24(3), 189-196). 

Pare che, su studenti di scuola superiore, un programma di intervento basato sull’analisi transazionale possa migliorare significativamente la regolazione delle emozioni dei minori partecipanti. Sembra che a questo tipo di intervento sia associato un aumento delle strategie di regolazione emotiva e una diminuzione delle strategie disfunzionali come la repressione emotiva, la ruminazione, l’evitamento e un’eccessiva autocritica (Keshavarzi, S., Azar, E. F., Mirnasab, M. M., & Badri, R. (2016). Effects of a Transactional Analysis Program on Adolescents’ Emotion Regulation. International Journal of Psychological Studies, 8(4), 51-59. DOI: 10.5539/ijps.v8n4p51). 

Sembra che l’analisi transazionale possa migliorare il concetto di sé, l’adattamento sociale e la media dei voti negli studenti. Pare che gli studenti che lavorano su di sé attraverso l’approccio dell’analisi transazionale possano registrare miglioramenti significativi in tutte e tre le aree, indipendentemente dal loro livello di QI (Woodward, R. B. (1975). The Effects of Transactional Analysis on the Self-Concepts, Social Adjustment, and Grade Point Averages of Intellectually Advantaged, Intellectually Normal, and Intellectually Disadvantaged Sixth Grade Students. Transactional Analysis Journal, 5(3), 252-254). 

 

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2. Studi sull’efficacia di vari approcci e tecniche psicologiche in diversi ambiti applicativi: COGNITIVO COMPORTAMENTALE. Giuseppe Cinieri e Simona Delli Santi

Sembra che l’approccio cognitivo-comportamentale (CBT) possa essere supportato attraverso app sullo smartphone. Il supporto costante e un ambiente accessibile tramite tecnologia digitale, risulta favorire l’aderenza al trattamento e migliorare il benessere dei pazienti, offrendo un intervento efficace anche a distanza ​(Wilhelm, S., Weingarden, H., Greenberg, J. L., Hoeppner, S. S., Snorrason, I., Bernstein, E. E., … & Harrison, O. T. (2022). Efficacy of App-Based Cognitive Behavioral Therapy for Body Dysmorphic Disorder with Coach Support: Initial Randomized Controlled Clinical Trial. Psychotherapy and Psychosomatics, 91(4), 277–285. https://doi.org/10.1159/000524628). 

L’approccio cognitivo-comportamentale per il trattamento dell’insonnia risulta migliorare significativamente la qualità del sonno. L’efficacia di questo approccio risulta derivare non solo dalle tecniche specifiche, ma anche dai fattori comuni agli altri approcci (Ho, F. Y. Y., Chung, K. F., Yeung, W. F., Ng, T. H., Kwan, K. S., Yung, K. P., … & Cheng, S. K. (2014). Weekly brief phone support in self-help cognitive behavioral therapy for insomnia disorder: Relevance to adherence and efficacy. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 82(3), 428–438. https://doi.org/10.1037/a0036355). 

L’approccio cognitivo-comportamentale appare essere efficace nel ridurre l’affaticamento nei pazienti oncologici. Tra le tecniche più utili emergono: la ristrutturazione cognitiva e le tecniche di problem-solving (Sheikhzadeh, M., Zanjani, Z., & Baari, A. (2021). Efficacy of Mindfulness-Based Cognitive Therapy and Cognitive Behavioral Therapy for Anxiety, Depression, and Fatigue in Cancer Patients: A Randomized Clinical Trial. Iranian Journal of Psychiatry, 16(3), 271–280). 

L’approccio cognitivo-comportamentale si mostra essere efficace anche nel trattamento dell’affaticamento cronico post-COVID-19. In questo tipo di intervento risulta essere particolarmente importante la gestione dei pensieri disfunzionali e l’organizzazione delle attività quotidiane (Kuut, T. A., Müller, F., Csorba, I., Braamse, A., Aldenkamp, A., Appelman, B., … & Knoop, H. (2023). Efficacy of Cognitive-Behavioral Therapy Targeting Severe Fatigue Following Coronavirus Disease 2019: Results of a Randomized Controlled Trial. Clinical Infectious Diseases, 77(5), 687–695. 

Pare che se l’approccio cognitivo-comportamentale utilizza contenuti di carattere religioso con pazienti religiosi, l’intervento possa essere particolarmente efficace. Questo risulta suggerire che l’adattamento della terapia al contesto culturale e valoriale del paziente è in grado di migliorare gli esiti terapeutici (Propst, L. R., Ostrom, R., Watkins, P., Dean, T., & Mashburn, D. (1992). Comparative efficacy of religious and nonreligious cognitive-behavioral therapy for the treatment of clinical depression in religious individuals. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 60(1), 94–103. https://doi.org/10.1037/0022-006X.60.1.94). 

Sembra che l’approccio della terapia cognitivo-comportamentale aiuti nella riduzione dei pensieri disfunzionali, un fattore chiave nella gestione dell’umore (Cristea, I. A., Huibers, M. J. H., David, D., Hollon, S. D., Andersson, G., & Cuijpers, P. (2015). The effects of cognitive behavioral therapy on dysfunctional thinking in depression: A meta-analysis. Clinical Psychology Review, 42, 62–71. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2015.07.002). 

Pare che l’approccio CBT, così come la Mindfulness-Based Cognitive Therapy siano ambedue efficaci in interventi con pazienti oncologici. Questo perché risulta che forniscono strumenti concreti per gestire i pensieri negativi ricorrenti, promuovendo comportamenti più adattivi. Inoltre mostrano risultati significativi nel ridurre l’affaticamento cronico e nell’aumentare la consapevolezza emotiva nei pazienti ​(Sheikhzadeh, M., Zanjani, Z., & Baari, A. (2021). Efficacy of Mindfulness-Based Cognitive Therapy and Cognitive Behavioral Therapy for Anxiety, Depression, and Fatigue in Cancer Patients: A Randomized Clinical Trial. Iranian Journal of Psychiatry, 16(3), 271–280). 

Un approccio cognitivo comportamentale risulta essere un trattamento efficace per intervenire sui pensieri automatici negativi e sui comportamenti maladattivi. Tecniche specifiche, come la ristrutturazione cognitiva e l’esposizione graduale, appaiono strumenti potenti per affrontare i sintomi dei pazienti (Kazantzis, N., Whittington, C., & Dattilio, F. M. (2018). Meta-Analysis of the Effects of Cognitive Behavioral Therapy on Dysfunctional Thinking in Depression and Anxiety Disorders. Clinical Psychology Review, 63, 67–79. ). 

Pare che la terapia cognitivo-comportamentale possa migliorare la regolazione emotiva nei bambini con disturbo dello spettro autistico. Sembra possa favorire lo sviluppo di strategie pratiche per affrontare situazioni emotive difficili, migliorando anche le interazioni sociali e la qualità della vita (Weiss, G. A., Burnham Riosa, P., Albaum, C., Chan, V., Maughan, A., Tablon, P., & Black, K. (2018). A randomized waitlist-controlled trial of cognitive behavior therapy to improve emotion regulation in children with autism. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 59(11), 1180–1191. ). 

Un approccio alla terapia cognitivo-comportamentale risulta permettere di ridurre la gravità dei tic nei giovani con la sindrome di Tourette. L’inibizione e lo switching si mostrano come predittori significativi per il successo terapeutico (McGuire, J. F., Sturm, A., Ricketts, E. J., Montalbano, G. E., Chang, S., Loo, S. K., Woods, D. W., McCracken, J., & Piacentini, J. (2021). Cognitive control processes in behavior therapy for youth with Tourette’s disorder. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 62(7), 824–834. https://doi.org/10.1111/jcpp.13470). 

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1. Studi sull’efficacia di vari approcci e tecniche psicologiche in diversi ambiti applicativi: PSICODINAMICA. Giuseppe Cinieri e Simona Delli Santi

 

PSICODINAMICA 

Uno studio condotto in Svezia, risulta aver dimostrato una crescita del benessere individuale e una riduzione della sintomatologia iniziale anche a 3 anni dalla conclusione di un percorso affrontato con un approccio psicodinamico (Sandell R, Blomberg J, Lazar A, Carlsson J, Broberg J, Schubert J. Varieties of long-term outcome among patients in psychoanalysis and long-term psychotherapy. A review of findings in the Stockholm Outcome of Psychoanalysis and Psychotherapy Project (STOPP). Int. J. Psychoanal. 2000; 81(5): 921–942). 

Sembra che percorsi intrapresi con psicologi con approcci psicoanalitici/psicodinamici migliorino significativamente l’umore nei loro pazienti già nel primo anno (Knekt P. Randomized trial on the effectiveness of long-and short-term psychodynamic psychotherapy and solution-focused therapy on psychiatric symptoms during a 3-year follow-up. Psychol. Med. 2008; 38(5):689–703). 

Alcuni studi risultano determinare che l’approccio psicodinamico possa avere una maggiore efficacia in situazioni psichiche complesse come nel caso di disturbi di personalità, depressivi, d’ansia cronica e in casi di compresenza di diagnosi. La discriminante fondamentale risulta essere la durata, che è maggiore rispetto ad altri quadri teorici in cui è in grado di essere definito un tempo più breve per l’intervento (Leichsenring F, Rabung S. Effectiveness of long-term psychodynamic psychotherapy: a meta-analysis. JAMA. 2008 Oct 1;300(13):1551-65. doi: 10.1001/jama.300.13.1551. PMID: 18827212). 

Sembra che si possa associare, ad un percorso basato su un approccio psicoanalitico, sia una diminuzione dell’utilizzo di prestazioni mediche a pagamento che una maggiore produttività sul lavoro. Questi risultati potrebbero essere identificati già dai primi momenti del percorso, per poi stabilizzarsi nel lungo periodo. Non è possibile stabilire se i costi investiti possano essere recuperati nel tempo, ma risultano esserci comunque dei benefici sul piano economico (Berghout CC, Zevalkink J, Hakkaart-Van Roijen L. The effects of long-term psychoanalytic treatment on healthcare utilization and work impairment and their associated costs. J Psychiatr Pract. 2010 Jul;16(4):209-16. doi: 10.1097/01.pra.0000386907.99536.75. PMID: 20644356.). 

Durante la pandemia di Covid-19, molti psicologi hanno affrontato una rapida transizione verso il mondo digitale. Uno studio ha esplorato le esperienze di diversi psicologi che utilizzano l’approccio psicodinamico/psicoanalitico. Pare che l’efficacia di questo approccio sia totalmente preservato negli interventi online ( Aafjes-van Doorn K, Békés V, Prout TA, Hoffman L. Practicing Online During COVID-19: Psychodynamic and Psychoanalytic Therapists’ Experiences. Journal of the American Psychoanalytic Association. 2022 Aug;70(4):665-694. DOI: 10.1177/00030651221114053. PMID: 36047620). 

Uno studio risulta dimostrare una buona efficacia dell’approccio psicodinamico negli interventi sulle coppie, definendo una buona riuscita dei percorsi con una media di 40 sedute (Andrew Balfour; Monica Lanman (2012). An evaluation of time-limited psychodynamic psychotherapy for couples: A pilot study. , 85(3), 0–0. doi:10.1111/j.2044-8341.2011.02030.x). 

Per quanto riguarda gli studi sull’efficacia in interventi su bambini e adolescenti, emerge che l’approccio psicodinamico possa essere più funzionale nei problemi internalizzanti piuttosto che in quelli esternalizzanti e che i bambini più piccoli hanno maggiori probabilità di mostrare una risposta più ampia al trattamento (Midgley N, Mortimer R, Cirasola A, Batra P, Kennedy E. The Evidence-Base for Psychodynamic Psychotherapy With Children and Adolescents: A Narrative Synthesis. Front Psychol. 2021 Apr 27;12:662671. doi: 10.3389/fpsyg.2021.662671. PMID: 33986713; PMCID: PMC8110733). 

L’approccio psicodinamico in interventi di gruppo risulta poter migliorare il benessere individuale in un ampio ventaglio di situazioni. Pare si possa riscontrare un aumento dell’autostima, un generico miglioramento nel funzionamento individuale e una crescita del benessere psicologico (Gallagher ME, Tasca GA, Ritchie K, Balfour L, Maxwell H, Bissada H. Interpersonal learning is associated with improved self-esteem in group psychotherapy for women with binge eating disorder. Psychotherapy (Chic). 2014 Mar;51(1):66-77. doi: 10.1037/a0031098. Epub 2013 Feb 11. PMID: 23398038). 

Inoltre, alcuni studi risultano dimostrare l’efficacia dei gruppi, che utilizzano questo approccio, anche online (Wajda Z, Kapinos-Gorczyca A, Lizińczyk S, Sitnik-Warchulska K, Izydorczyk B. Online group psychodynamic psychotherapy-The effectiveness and role of attachment-The results of a short study. Front Psychiatry. 2022 Jul 28;13:798991. doi: 10.3389/fpsyt.2022.798991. PMID: 35966467; PMCID: PMC9366464). 

Sembra che, nonostante ci sia una lunga storia nella psicodinamica per quanto riguarda gli interventi sull’autismo, ad oggi si faccia maggiore affidamento su altri approcci. Si è in grado di, invece, immaginare che attraverso l’approccio psicodinamico si possano raggiungere ottimi risultati. La psicodinamica è in grado di infatti intervenire riproducendo in maniera simbolica la relazione madre-bambino e sviluppare una buona simbolizzazione primaria in persone con autismo (Luongo, M. (2021). The psychodynamic approach to understanding and treating autism. Phenomena Journal – International Journal of Psychopathology, Neuroscience and Psychotherapy, 3(2), 116–130. https://doi.org/10.32069/PJ.2021.2.133 ). 

Una tecnica che appare poter essere utilizzata molto positivamente con l’approccio psicodinamico è il Training Autogeno, questo perché condividono radici teoriche comuni, per quanto col tempo abbiano avuto un diverso sviluppo tecnico. Sembra che la tecnica del T.A. possa essere utile all’approccio per quanto concerne la neutralizzazione di esperienze emotive traumatiche e la progressiva riorganizzazione delle strutture psichiche (The Body in Psychotherapy. Guimón J. Int. Congress Geneva 1996. Basel, Karger, 1997, pp 176-181). 

 

 

20. Riconoscere il disagio tra i banchi di scuola. Paola Pellegrino

8 mesi ago · · 0 comments

20. Riconoscere il disagio tra i banchi di scuola. Paola Pellegrino

Negli ultimi anni sempre maggiori ricerche raccontano la crescita esponenziale del disagio giovanile e scolastico soprattutto nella fascia che parte dai 9-10 anni fino ad estendersi per tutta l’adolescenza.Molte variabili si fondono in modo del tutto unico nella storia di ognuno ma ciò che traspare è la necessità di dover comprendere meglio ciò che i ragazzi vivono.Sempre più sono le storie di giovani che hanno paura del futuro,che non riescono ad immaginarne uno e vivono nel timore di non riuscire a farcela,

di non essere abbastanza o meritevoli.Le relazioni tra pari ma anche tra adulti e familiari sono sempre meno capaci di trasmettere quella percezione di sostegno e presenza che più di ogni altra cosa servirebbe.

La scuola riveste un ruolo fondamentale non solo per rimanere “guida” ma anche per intercettare il disagio, lavorando quando possibile di prevenzione e sempre da supporto.

È fondamentale un approccio che valorizzi le potenzialità presenti più che incrementare le zone d’ombra e questo richiede la capacità di saper osservare e predisporsi verso una dimensione di ascolto non giudicante ma orientata alla comprensione.

Ecco di seguito alcuni segnali che sarebbe opportuno dal parte di un insegnante vagliare bene perché potenzialmente rappresentativi di un disagio:

-improvviso calo del rendimento scolastico

– ritiro sociale e difficoltà tra pari

– cambiamenti di umore e comportamenti meno ordinari

– assenteismo

– compromissione delle attività precedentemente svolte con tranquillità sulla base di riferita ansia o malessere.

In casi come questi lavorare su livelli diversi e quindi su gruppo classe,gruppo docente,famiglia e singolo può favorire un iniziale inquadramento del problema se non altro per comprendere quali passi mettere in atto per gestire al meglio la situazione.

Ricordiamo a questo proposito inoltre la possibilità di interfacciarsi con psicologo della scuola come risorsa a servizio del benessere scolastico.


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19. La base dell’apprendimento: la relazione! Noemi Virgilio

8 mesi ago · · 0 comments

19. La base dell’apprendimento: la relazione! Noemi Virgilio

L’importanza della relazione docenti-studenti è ormai avvalorata dalle evidenze neuroscientifiche che dimostrano come l’apprendimento sia fortemente legato alla motivazione e alle emozioni. Oltre le ricerche ognuno di noi ha esperienza di come sia stato più facile da studenti affrontare le materie in cui il docente aveva un modo di parlare divertente, particolarmente chiaro o entusiasmante. Il nostro docente preferito era anche quello con cui andavamo meglio, o per lo meno insegnava la materia che studiavamo più volentieri. La motivazione infatti e l’apprendimento secondariamente sono fortemente legati alle emozioni che proviamo quando apprendiamo. In questo senso è facile capire come le emozioni come gioia, stupore, curiosità attivino più facilmente una motivazione intrinseca all’apprendimento. L’attivazione delle emozioni è certamente possibile anche in presenza di situazioni spiacevoli, la paura di una nota o un voto negativo possono generare emozioni che in questo caso non portano però ad una motivazione intrinseca ma portano ad una decisone estrinseca volta ad evitare la minaccia punitiva. In questo senso risulta molto più efficace al fine dell’apprendimento che la motivazione si inneschi a partire da emozioni che possano generare una vera motivazione interna. Le emozioni sono dunque il timone che guida le nostre decisioni e secondariamente che porta a tutte le nostre caratteristiche evidenti in tema di apprendimento: le scelte sulle materie che ci piacciono, le nostre attitudini, le capacità creative etc.

In questa cornice di rifermento é facile capire come non esista nessun vero processo di apprendimento se prima non ci si focalizza sulla relazione in cui quelle emozioni possono avere il terreno per crescere e per essere coltivate. Essere guida di una relazione sana prima che elargitori di conoscenze è imprescindibile perché si possa diventare quei docenti che entusiasmano, affascinano e ispirano, quei docenti di cui tutti ci ricordiamo per sempre.


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18. L’importanza di un vero patto educativo condiviso. Paola pellegrino

8 mesi ago · · 0 comments

18. L’importanza di un vero patto educativo condiviso. Paola pellegrino

Quando si parla della centralità dell’istituzione scolastica e familiare nella definizione di gran parte della qualità della vita di bambini e ragazzi, si sottolinea forse ancora poco l’effetto che i rapporti presenti tra queste due Istituzioni possono avere.

Si parla di condivisione educativa, di patto di corresponsabilità, di dialogo ma spesso queste dimensioni sembrano presenti solo a livello formale e burocratico.

Il patto educativo di corresponsabilità per esempio è un documento che gli studenti e i genitori contestualmente all’iscrizione a scuola sottoscrivono con l ‘obiettivo di definire in maniera condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie nel rispetto dei diversi ruoli e del reciproco impegno.

Ma quanto questa corresponsabilità è veramente poi agita? O meglio quanto di quello che viene preposto e proposto facilita l’incontro reale tra i due sistemi e la conoscenza dei bambini/ragazzi?

Questo aspetto diviene centrale e risulta lacunoso soprattutto quando ci si ritrova ad affrontare situazioni “extra ordinarie”, che necessitano di flessibilità e accorgimenti specifici. La reale sinergia tra i due sistemi porterebbe benefici ormai ampiamente dimostrati da numerose ricerche tra cui :.

Migliori risultati di apprendimento

Lotta assenteismo

Relazioni funzionali e soddisfacenti tra tutti gli attori coinvolti

Costruzione di un ambiente volto alla cooperazione.

Un modo per rendere tutto questo realmente concreto potrebbe essere partire da un reale incontro tra scuola e famiglie, una prospettiva di ascolto e negoziazione reciproca necessaria oer una reale conoscenza. La reale partecipazione e scambio nelle fasi proprio di definizione dei valori reciproci e dei bisogni dei ragazzi è quello che realmente forse manca per avvicinarsi ad una condivisione educativa sostanziale.

 

 


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17. Rapporti scuola-famiglia. Noemi Virgilio

8 mesi ago · · 0 comments

17. Rapporti scuola-famiglia. Noemi Virgilio

Quando i nostri figli entrano nel conteso scolastico per la prima volta è inevitabile  che si attivino le nostre parti bambine e il nostro vissuto come studenti. Avere consapevolezza di questo aspetto è il primo passo per essere centrati e per non rischiare di caricare sui nostri figli i nostri vissuti. Tutti noi abbiamo sperimentato sensazioni talvolta piacevoli e talvolta spiacevoli nei confronti della scuola, ansie, paure, aspettative, motivazioni, entusiasmi etc, che ci hanno reso gli studenti che siamo stati. L’apprendimento è ormai dimostrato a livello neuroscientifico che per avvenire dev’essere fortemente connesso alle emozioni, e per far si che i nostri figli apprendano in modo autentico dobbiamo permettergli di percorrere la loro esperienze con le loro emozioni. Perché i nostri figli apprendano davvero devono poter sperimentare la loro motivazione nei confronti delle materie o degli insegnanti. La motivazione interna non può costruirsi di fronte ad un sistema di premi e punizioni che sposta l’attenzione fuori da sé e non permette di comprendere le proprie motivazioni interne. Per questo motivo già con i bambini di prima elementare è importante ascoltare le loro impressioni, le loro opinioni, comprendere ciò che gli piace e perché, e ciò che invece non piace e perché, in questo modo potrete aiutarli a vedere quali sono i loro talenti e le loro attitudini e le loro difficoltà o fragilità. Accompagnateli sempre a tradurre i giudizi in termini chiari e il più possibile concreti, che non si riducano al “bravo” o al “potevi fare i più” ma che diano una descrizione comprensibile di quello che hanno fatto. Per esempio, hai colorato dentro i bordi, hai usato i colori in modo da riempire gli spazi in modo preciso, hai usato i colori in modo troppo leggero e sono rimasti degli spazi bianchi.

Queste descrizioni aiuteranno a capire i punti di forza e quelli in cui migliorare senza rischiare di etichettare con un voto o un giudizio di cui non comprenderebbero il significato.

 


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16. Sostegno agli insegnanti. Noemi Virgilio

8 mesi ago · · 0 comments

16. Sostegno agli insegnanti. Noemi Virgilio

Lavorare come insegnanti richiede competenza, conoscenze, attitudine e una grande dose di consapevolezza di sé. Insegnare non dovrebbe essere visto solo come il mero passaggio di informazioni al fine di creare la cultura di base del ragazzo ma insegnare rappresenta molto di più. Un buon “Maestro” è fonte di ispirazione, sa guidare, accogliere ed essere autorevole, sa educare e sa ascoltare, è consapevole che l’apprendimento è sempre reciproco e sa cogliere gli insegnamenti dei propri alunni. Sa mettersi in gioco facendo un passo indietro quando necessario. Sa di essere l’adulto di riferimento. Per essere tutto questo non basta essere competenti ma bisogna fare un grande lavoro su di sé. L’introduzione della figura dello psicologo a scuola, sebbene abbia l’obbiettivo di essere di supporto sia a studenti che a genitori e insegnanti, purtroppo troppo spesso è una figura che ha a disposizione poche ore, oppure il turnover di figure professionali è troppo frequente per permettere di fare lavori con una durata più ampia. E’ certamente importante che oltre ai ragazzi anche i docenti siano supportati dal punto di vista psicologico, il lavoro di docente infatti può essere fortemente frustrante se non si hanno le risorse necessarie per affrontare i grandi cambiamenti che la società ci impone. Gli alunni sono diversi, i genitori sono diversi, e questo non è necessariamente un male se dispone degli strumenti per adattarsi e comprendere i cambiamenti, allineandosi ad essi quando sono positivi e tenendo invece il proprio ruolo di guida quando questi cambiamenti non sono utili o necessari alla situazione. Essere cosi flessibili tuttavia non è sempre così facile. Per questo motivo mettersi in gioco anche con un proprio percorso personale é utile non solo per affrontare i fisiologici momenti di difficoltà ma anche per acquisire e sperimentare nuove risorse e competenze che possono essere utili nella vita e nella pratica professionale.

 


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15. Il bambino al centro. Paola Pellegrino

8 mesi ago · · 0 comments

15. Il bambino al centro. Paola Pellegrino

Chiaramente il circuito scolastico vede coinvolti tanti attori e molti di essi sono principali nel definire la tipologia e anche qualità del percorso : pensiamo all’importanza dell’approccio degli insegnanti e della stessa famiglia.

Il protagonista principale però affinché tutto possa svolgersi nel migliore dei modi è sicuramente il bambino/ragazzo perché portatore di una sua unicità e bisogni precisi.

Dal punto si vista scolastico è certamente impegnativo su classi anche molto spesso numerose (ahinoi!), garantire un approccio individualizzato per ognuno nonostante questo potrebbe certamente fare la differenza.

Riteniamo che una delle maggiori difficoltà dinanzi alla concretizzazione di ciò sia legata al fatto che molto spesso non vi è reale conoscenza dei bambini/ragazzi con cui ci si relaziona. Si possono avere le idee più o meno chiare sullo studente che quel ragazzo pare essere ma non sulla sua personale identità.

Lavorare più apesso in circle-time, favorire la conoscenza reciproca e l’integrazione in ogni classe e per ogni membro e anche tra professori e insegnanti, potrebbe essere una grande risorsa per innescare una didattica diversa. Dal punto di vista della famiglia invece è fondamentale non perdersi in tutto il contesto e continuare ad osservare e ascoltare il nostro bambino/ragazzo, senza paragoni o troppe aspettative. Chiediamo a loro come stanno e come vivono e da lì proviamo a partire sempre.

In un momento socio culturale come quello odierno diviene fondamentale tornare a puntare sulla relazione e al dialogo per poter oltre all’istruzione, garantire ai ragazzi una guida educativa ed emotiva senza la quale sono persi.

 


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14. Inclusione scolastica. Noemi Virgilio

8 mesi ago · · 0 comments

14. Inclusione scolastica. Noemi Virgilio

Parlare di inclusione significa parlare di diversità. La diversità all’interno dei gruppi classe è sempre più presente, infatti spesso sono gruppi eterogenei per lingua, religione, cultura e capacità. Questa condizione di grande diversità tra gli alunni può diventare un punto di forza se gestita con consapevolezza e sfruttando metodologie differenti per aiutare i bambini a integrarsi e interagire. E’ fondamentale quindi parlare già ai bambini della primaria di diversità perché possano comprendere come rapportarsi ai propri compagni e perché possano imparare e vedere anche le proprie diversità. Spesso nelle consulenze con gli insegnanti di sostegno mi viene posta la questione dell’inclusività evidenziando dei dubbi su come fare a far passare al ragazzo e al resto del gruppo classe il concetto di personalizzazione dei compiti o delle verifiche; la paura è che vedere un diverso modo di fare didattica possa far sentire il ragazzo diverso. La verità è che se si dà il tempo al gruppo classe di conoscersi, proponendo laboratori su inclusione si darà tempo e modo ai bambini/ragazzi di interiorizzare che può essere necessario l‘uso di strategie differenti e personalizzate. Fornire ai compagni strategie di avvicinamento per facilitare chi ha difficoltà li aiuterà a essere partecipi e responsabili di un processo che li rendi attivi e che li aiuta ad arricchire la loro esperienza e quella dell’altro. In un clima simile sarà più facile accettare i programmi differenziati e le personalizzazioni sia per chi li utilizza sia per i propri compagni. La diversità se spiegata adeguatamente diventa fonte di confronto ma anche di consapevolezza su se stessi, e può aiutare tutti a trovare le proprie strategie alternative di fronte alle difficoltà che nel corso degli anni chiunque può incontrare. Se anche gli insegnanti si mettono in gioco con un dialogo aperto e costruttivo ponendosi in ascolto  si getteranno le basi per un rapporto sereno in cui alunni e insegnanti diventeranno una squadra.

 


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Paola Pellegrino
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