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Barbie: il manifesto dell’umana imperfezione – di Francesca Di Donato

1 anno ago · · 0 comments

Barbie: il manifesto dell’umana imperfezione – di Francesca Di Donato

C’è chi ritiene che il film di Barbie parli di femminismo estremo che soverchia il patriarcato, prendendone posto.
No. Non è così.
Il femminismo estremo nel film è presente solo nel mondo della fantasia, mentre nella realtà c’è qualcosa che conosciamo tutti bene: una società tanto maschilista che ti crea le quote rosa al pari del darti una Barbie in mano, così da tenerti buona facendoti credere di aver ottenuto ciò che volevi.
Nel mondo della fantasia di Barbie le donne svolgono tutti i lavori che vogliono, sono felici e disimpegnate dai problemi, nel mondo della realtà la stessa azienda che ha dato forma vitale quella fantasia è retta da soli uomini, fatto salvo la segretaria che, ovviamente, manco a dirlo, è donna e madre, alle prese con una figlia adolescente, con un marito sullo sfondo.
Ma il film parla solo di questo? Assolutamente no.
Il film parla di quel delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza quando non solo una bambina perde interesse per i giochi che fino a quel momento l’hanno accompagnata nella crescita, per iniziare un periodo di confusa affermazione di sé, cambiando le carte in tavola alla relazione con le figure di riferimento, per spostarsi verso il gruppo di pari, a volte anche con rabbia.
Parla di quanto i giochi si facciano portatori silenti e passivi di tutte le proiezioni e dei sentimenti che una bambina ha, oltre che della parte creativa, della sperimentazione anche distruttiva, volta ad anticipare la separazione dall’oggetto, come con Barbie Stramba.
Il film parla della cooperazione, del supporto dell’amicizia tra donne e del potere che trascina con se questo tipo di complicità.
Parla della possibilità di uscire dallo stereotipo di perfezione, interna ed esterna, per prendere contatto con ciò che di umano, doloroso, finito c’è dentro e fuori di noi e di riuscirne comunque a vederne la bellezza.
Parla di come si sente quell’uomo che vive in funzione della propria donna, dominato, e come si sente la donna quando riceve attenzioni non gradite.
Parla del non arrendersi a qualcosa che deprime, immobilizza, annulla e a trovare risorse interne ed esterne per cambiare le cose che riteniamo inaccettabili.
Parla del genitore che lascia andare per la sua strada la propria creazione, senza interferire con la proprie aspettative su di essa.

Barbie parla di tutti noi e di ciò che siamo disposti a vedere.
E lo fa in modo bizzarro, con leggerezza, pizzicando con tatto queste tematiche, in un modo che possa andare bene per tutti, per grandi e piccini.
Quindi no, non è un manifesto di estremismo femminista.
Barbie è il manifesto dell’umana imperfezione.
Ed è un film che ti chiede solo di empatizzare con tutti i personaggi per coglierlo.
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Francesca Di Donato – Psicologa

Categories: Diario di bordo

Francesca Di Donato - Psicologa

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