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Libri? Per oggi no, grazie! (le ammissioni che dobbiamo a noi stessi)

3 anni ago · · 0 comments

Libri? Per oggi no, grazie! (le ammissioni che dobbiamo a noi stessi)

Oggi ero di fronte a una foto che  mostrava una libreria di 6000 testi in svariate lingue, posizionata su una spiaggia.
Una parte di me ha pensato a gran voce, automaticamente, “che bello!” Ma in un attimo mi sono chiesta se a ritenerla una bella idea non fosse quella parte di me che, in un modo o nell’altro, è condizionata dall’idea che qualunque iniziativa di tipo culturale debba essere accolta con entusiasmo, così, per partito preso, perché è cultura, quindi se non sei entusiasta sei dell’altra sponda: un’ignorante.

E chi vuole rischiare di passare per ignorante, dopo aver fondato, magari, gran parte della propria vita a mostrare il proprio valore in funzione di questo aspetto?
Probabilmente quasi nessuno.

Oggi, invece, rischio e do voce a quell’altra parte di me con con tanta spontaneità, guardando i libri su una spiaggia ha pensato, seppur sommessamente “No, ti prego. Pure sulla spiaggia, tutti quei libri, no!”

E il punto non è il libro in sé, perché me lo porterei pure il libro da leggere, ma tutti quei libri alzano il volume di una voce antica che mi ricorda “non è mai abbastanza” e questa voce, ascoltata oggi con consapevolezza, mi dice che tanti libri -perché ne ho letti davvero tanti-, detto in tutta franchezza, non li ho letti per piacere, ma perché non era mai abbastanza.
È un’ammissione che devo a me stessa.

Il punto è questo vestirci, frequentemente, di un’elevatura che non ci appartiene davvero e che è solo una maschera.

Eppure non credo sia mai esistito libro capace di far tacere un intero Paese, che attende solo di esultare o disperarsi per un goal, come sta accadendo stasera per una partita di calcio.
Non sentivo una quiete tale dai tempi del primo lockdown.
E va bene così. Sia chiaro.

Ma ci dobbiamo tutti un’atto di onestà e ammettere che esiste -in ognuno di noi- una parte, più o meno grande, a cui dei libri non interessa un bel niente ma che, davanti a un’iniziativa simile preferisce, comunque, fingersi Kant.
Questa è chiaramente un’iperbole, ma di fatto mettiamo in atto una mistificazione frequente dell’immagine di noi per apparire, a tutti i costi, migliori di quello che in realtà siamo e lo facciamo nelle più svariate situazioni.
E più fingiamo di essere migliori di ciò che siamo e più diventiamo la peggiore versione di noi stessi, perché lontani dalla nostra verità interiore che ci chiede solo di essere realizzata anche nelle sue parti buie.
Ogni giorno, ogni momento, abbiamo una possibile alternativa: continuare a negarle queste parti buie o iniziare ad avvicinarle, per conoscerle e abbracciarle.

A te… a ognuno, la scelta.
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Francesca Di Donato – Psicologa
Psicologia clinica, dinamica e della salute – percorsi individuali, di coppia e in gruppo: in presenza e online
Formatore e Supervisore: in presenza e online – SCUOLA DI PSICOLOGIA lo psicologo è colui che aiuta l’altro a curarsi

Categories: Diario di bordo

Francesca Di Donato - Psicologa

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