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Psicologi: dinamiche lette attraverso il mito della caverna di Platone

2 anni ago · · 0 comments

Psicologi: dinamiche lette attraverso il mito della caverna di Platone

Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dalla nascita, nelle profondità di una caverna.
Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che possano solo fissare il muro dinanzi a loro.
(coloro nati con la credenza indotta dall’esterno che l’unica opzione fosse la psicoterapia per occuparsi di clinica)

Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco e i prigionieri, è stato eretto un muretto lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone.
Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attirerebbe l’attenzione dei prigionieri.
(Azione perpetrata da coloro a cui tornava utile che si credesse la psicoterapia fosse l’unica opzione per occuparsi di clinica)

 

Mentre un personaggio esterno avrebbe un’idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (incatenati fin dall’infanzia), sarebbero portati a interpretare le ombre come oggetti, animali, piante e persone reali.

Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene (coloro che si sono dati o a cui sono stati dati strumenti per mettere in discussione credenze e pregiudizi sul tema) e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del sole ed egli proverebbe dolore.Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.
Allo stesso modo, se fosse costretto a uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s’irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.
Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua e  solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. (processo che, a partire da una prima reazione di shock davanti a qualcosa che mette in luce la disinformazione, porta verso la realizzazione e sulla consapevolezza sulla base della corretta informazione)

Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell’acqua, e capirebbe che:

«è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e a essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e i suoi compagni vedevano.»

 (realizzazione e acquisizione di una tutela personale da eventuali manipolazioni)

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni (coloro ancora intrappolati nelle false credenze, nei pregiudizi e nella disinformazione), essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri a essere liberati.
Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto deriso da parte dei prigionieri, in quanto lo vedrebbero in difficoltà a muoversi nel buio).
Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri a ucciderlo (tutti i tentativi che vanno dagli attacchi, alle svalutazioni, dalle segnalazioni basate su pregiudizi, disinformazione, al tentativo di calpestare il codice deontologico degli psicologi) , se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte. (mettere in discussione le proprie rigide credenze e mettere in discussione chi le ha alimentate è un processo impegnativo, specie se vuol dire mettere anche in discussione in modo significativo buona parte delle proprie scelte di vita sul fronte lavorativo)
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Buona riflessione, colleghi!
Francesca

Mito della caverna di Platone
Libro settimo de La Repubblica (514 b – 520 a).
Immagine presa da Wikipedia, nell’omonima voce.

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