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13. Influenza della tecnologia sullo studio. Paola pellegrino

8 mesi ago · · 0 comments

13. Influenza della tecnologia sullo studio. Paola pellegrino

Sebbene l’uso della tecnologia sia entrata a far parte della vita quotidiana di tutti in maniera preponderante e possa rappresentare una buona risorsa anche a supporto dell’insegnamento e della didattica anche speciale, bisogna tenere conto degli effetti che un eccessivo o non regolato uso della tecnologia, può provocare.

L’uso dei dispositivi tecnologici infatti se precoce, prolungato e non mediato dagli adulti produce rischi documentati per la salute psicofisica nei bambini soprattutto da 0 a 8 anni (pubblicazione del 2018 sulla rivista “Italian Journal of Pediatrics” ). Possono manifestarsi implicazioni negative in diverse aree tra cui: umore, sonno, vista, apparato muscolo-scheletrico, sviluppo cognitivo e apprendimento.

E’ importante dunque già prima dell’inserimento dei bambini nel circuito scolastico, essere consapevoli e limitare la loro esposizione ai dispositivi digitali per porter sin dall’inizio generare buone abitudini anche a livello familiare e a lungo termine.Con l’ingresso a scuola e per poter facilitare il rendimentoe e tutta l’esperienza scolastica ai bambini, possono inoltre essere utili delle indicazioni più specifiche:

– è opportuno conoscere e farsi orientare dai tempi indicati dalla ricerca scientifica circa l’esposizione

– è importante distanziare le attività digitali dai momenti di riposo o di messa a letto poiché potrebbero interferire e disturbare il sonno

– è opportuno non inserirle prima dei compiti o prima della scuola per non compromettere la loro capacità di concentrazione e attenzione.

Tutte queste variabili influiscono sulla qualità della vita e il benessere generale del bambono ed è chiaro come anche più nello specifico possano influenzare i processi di apprendimento e lo studio.

Non bisogna demonizzare il mondo digitale e i suoi usi,è fondamentale invece da adulti avere consapevolezza circa il nostro ruolo di guida e nell’accompagnargli alla conoscenza e all’uso funzionale di questi strumenti.

 

 


Noemi Virgilio
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12. Mamma che sonno! Noemi Virgilio

8 mesi ago · · 0 comments

12. Mamma che sonno! Noemi Virgilio

Quando i bambini entrano nel contesto scolastico il tema del tempo diventa ancora più pressante perché l’orario di ingresso è preciso e ci si trova a lottare con i tempi lenti dei bambini che ancora non comprendono il concetto di orario. Alzarsi presto e prepararsi velocemente può rappresentare una grande fonte di stress per tutta la famiglia. Come fare per facilitare il più possibile questo passaggio? Una delle tecniche utili è impostare una sveglia anche per il bambino in modo che si renda conto che è arrivato il momento di alzarsi anche tramite uno strumento in modo tale da non sentirsi in balia delle decisioni altrui. Noi come adulti dobbiamo comprendere che il lamento del bambino è lecito e che sminuendolo si rischia solo di aumentare la reazione. Comprendere l’emozione non significa però rinunciare alla regola, quindi sebbene le mie parole supportino il tuo malessere le azioni devono fare in modo di mantenere il focus sulle priorità . A volte è utile trovare una routine o permettere una piccola decisione : preferisci fare colazione prima o vestirti?

In queste situazioni è inefficace e controproducente utilizzare strumenti tecnologici o digitali, anche solo la tv è un distrattore troppo potente che non va utilizzato nei momenti in cui i tempi sono stretti e non si avrebbe il tempo di gestire eventuali crisi per i distacco. Per facilitare invece la comprensione del tempo che scorre può essere utile utilizzare una clessidra o dei timer visivi. Se possibile meglio preferire la clessidra che non essendo digitale permette di vedere più chiaramente il tempo che scorre e che può essere utilizzata in tutti i passaggi necessari. Questi strumenti possono essere usati come un gioco, per esempio vediamo se riusciamo a vestirci nel tempo di 2 clessidre, oppure vediamo se riusciamo a finire la colazione nel tempo di tre clessidre. Questi strumenti possono essere utilizzati anche per facilitare il senso dello scorrere del tempo quando i bambini più grandi cominciano a fare i compiti in autonomia.


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11. Accompagnare senza invadere. Paola Pellegrino

8 mesi ago · · 0 comments

11. Accompagnare senza invadere. Paola Pellegrino

Quando i nostri figli entrano nel conteso scolastico per la prima volta è inevitabile  che si attivino le nostre parti bambine e il nostro vissuto come studenti. Avere consapevolezza di questo aspetto è il primo passo per essere centrati e per non rischiare di caricare sui nostri figli i nostri vissuti. Tutti noi abbiamo sperimentato sensazioni talvolta piacevoli e talvolta spiacevoli nei confronti della scuola, ansie, paure, aspettative, motivazioni, entusiasmi etc, che ci hanno reso gli studenti che siamo stati. L’apprendimento è ormai dimostrato a livello neuroscientifico che per avvenire dev’essere fortemente connesso alle emozioni, e per far si che i nostri figli apprendano in modo autentico dobbiamo permettergli di percorrere la loro esperienze con le loro emozioni. Perché i nostri figli apprendano davvero devono poter sperimentare la loro motivazione nei confronti delle materie o degli insegnanti. La motivazione interna non può costruirsi di fronte ad un sistema di premi e punizioni che sposta l’attenzione fuori da sé e non permette di comprendere le proprie motivazioni interne. Per questo motivo già con i bambini di prima elementare è importante ascoltare le loro impressioni, le loro opinioni, comprendere ciò che gli piace e perché, e ciò che invece non piace e perché, in questo modo potrete aiutarli a vedere quali sono i loro talenti e le loro attitudini e le loro difficoltà o fragilità. Accompagnateli sempre a tradurre i giudizi in termini chiari e il più possibile concreti, che non si riducano al “bravo” o al “potevi fare i più” ma che diano una descrizione comprensibile di quello che hanno fatto. Per esempio, hai colorato dentro i bordi, hai usato i colori in modo da riempire gli spazi in modo preciso, hai usato i colori in modo troppo leggero e sono rimasti degli spazi bianchi.

Queste descrizioni aiuteranno a capire i punti di forza e quelli in cui migliorare senza rischiare di etichettare con un voto o un giudizio di cui non comprenderebbero il significato.

 


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10. Post-scuola e compiti. Paola Pellegrino

8 mesi ago · · 0 comments

10. Post-scuola e compiti. Paola Pellegrino

Andando a scuola i bambini si ritrovano a sperimentare l’impegno di avere delle giornate molto ben strutturate e organizzate ed è importante che possano sperimentarlo con serenità e coinvolgimento.
Uno dei momenti che richiede accompagnamento è certamente il post scuola e le attività scolastiche da fare a casa poiché è necessario che abbiano struttura ma anche flessibilità per permettere al bambino di viverle senza pressioni.
Vediamo qualche indicazione.

Può essere utile avere una routine adatta alle proprie abitudini, orari e esigenze anche familiari ma che possano dare al bambino stabilità e prevedibilità. Non occorre che siano rigide tuttavia stabilire insieme un orario orientativo da dedicare ai compiti può essere un aiuto per tutti.

Molto importante è poi predisporre delle pause necessarie al bambino per riposarsi, muoversi un po’, fare merenda o una piccola attività che gli piace per staccare un pochino.

È fondamentale, nonostante l’impegno della scuola, che vivano anche altre attività o momenti più lenti e senza troppa organizzazione per non trascurare altre importanti aree di vita come la socialità, lo sport, il tempo libero e il riposo.

Altresì importante è organizzare uno spazio adeguato in cui poter essere comodi, organizzati nella disposizione del materiale scolastico e senza troppe distrazioni. Che abbiano uno spazio appositamente dedicato ai compiti oppure no, non fa differenza: l’ importante è che abbiano una guida per gestire lo spazio a disposizione nel modo più funzionale per loro nello svolgimento delle loro attività.

Cosa altro non può mancare?

Un bel sorriso e un po di divertimento: le emozioni sono fondamentali per garantire un buon processo di apprendimento e buone relazioni!

 


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43. Fretta di crescere: la scuola anticipata. Paola Pellegrino

8 mesi ago · · 0 comments

43. Fretta di crescere: la scuola anticipata. Paola Pellegrino

Spesso i genitori si ritrovano a considerare la possibilità di far inserire il loro bambino nel

circuito scolastico ancor prima del compimento del sesto anno di età.

Solitamente non è una decisione a cuor leggero e il più delle volte è dal confronto con le

maestre di riferimento che si sviluppa.

È necessario però poter inserire delle riflessioni nel quadro di riferimento che poi porta ad

una scelta come questa.

Quello che accade infatti è spesso prendere in considerazione soltanto gli elementi

temporali o pratici per valutare quanto il bambino è effettivamente pronto o meno a

compiere un passo simile e anche in anticipo.

Un bambino di 5 anni che riesce a seguire tutte le attività, ha un livello di attenzione

adeguato, non fatica a rimanere seduto sulla sedia per molto tempo e lavora volentieri non

è automaticamente un bambino pronto ad essere inserito nel mondo della scuola solo

perché il calendario lo permette.

Dimensioni e variabili emotive ed evolutive, i bisogni specifici di quella età,  le disposizioni

intime ed interne del bambino sono spesso oscurate dalla volontà di vederli adultizzati e

autonomi perché si percepisce continuamente la fretta di farli crescere.

È fondamentale considerare il bisogno che il bambino a quell’ età ha ancora e forte, di

potersi muovere ,giocare ed esprimere liberamente per la sua crescita emotiva,cognitiva e

motoria che va ben oltre l’istruzione scolastica.

Queste informazioni sono fondamentali affinché ogni nucleo possa compiere liberamente

le proprie scelte avendo però tutti gli elementi per orientarsi nella valutazione che deve

ovviamente sempre essere vista caso per caso.

 

 


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42. Ansia da separazione. Sara Anderlini

8 mesi ago · · 0 comments

42. Ansia da separazione. Sara Anderlini

Tra le fasi di evoluzione che il bambino affronta c’è quella legata al distacco con le sue figure di riferimento. L’ansia di separazione è, conseguentemente all’acquisizione della permanenza dell’oggetto, la paura, talvolta molto forte che il bambino prova quando la mamma, il papà o chi si prende cura di lui si allontanano. Sono fasi che hanno dei picchi e che sono del tutto normali e che vanno accolte. Compare intorno agli 8-10 mesi di vita e si intensifica tra i 18 e i 24 mesi, quando il bambino inizia ad esplorare l’ambiente in modo più autonomo, ma con il bisogno di tornare dal genitore alla ricerca di sicurezza. Si attenua dopo i 2 anni per riattualizzarsi intorno ai 6 anni.  Nei bambini più piccoli si presenta con fasi in cui il bambino ha un forte bisogno di contatto, di non perdere di vista il genitore, può chiedere più frequentemente di essere allattato, di dormire in braccio e da una protesta e pianto quando il genitore va via.

Queste fasi possono essere molto faticose, ricordiamoci che i bambini hanno tutto il diritto di manifestare paura di perdere le persone più importanti che gli garantiscono la sopravvivenza e la crescita, al contempo cerchiamo di considerare queste manifestazioni come una difficoltà che il bambino sta vivendo e non come una mancanza da parte nostra.

Quando il bambino viene accompagnato e la sua “ansia” viene gestita questo periodo diventa un’occasione di crescita e di consolidamento del legame.

In che modo ci dobbiamo comportare?

  • Salutare sempre il bambino, anche quando per noi è difficile. Dando al bambino la sicurezza che torneremo.
  • Non distrarre il bambino ma accogliere le emozioni e rassicurarlo.
  • Non sgridare, non minimizzare ciò che il bambino prova.
  • Per i bambini con un linguaggio già sviluppato e per i più grandicelli, dare prevedibilità. Prepariamolo adeguatamente a quello che succederà.
  • Non prolungare il distacco. Facciamoci vedere sicuri e fiduciosi della persona che se ne occuperà e di lui.

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41. La mente del bambino. Noemi Virgilio

8 mesi ago · · 0 comments

41. La mente del bambino. Noemi Virgilio

Il cervello del bambino si sviluppa già durante la sua vita prenatale, ma dal momento della nascita

sino ai primi 2 anni di vita è il tempo in cui le sue connessioni cerebrali si sviluppano più

velocemente e intensamente, questa plasticità cerebrale continua in maniera intensa sino ai sei

anni, tuttavia con gli anni non si interrompe ma continua per tutta la vita seppure ad un ritmo più

lento. Durante i primi anni è importante ,per il bambino, un’ambiente ricco e accogliente che

possa essere stimolante dal punto di vista cognitivo ed emotivo. Per ambiente ricco non si

intende un ambiente carico di stimoli, ma un luogo in cui la presenza delle figure di riferimento

possa permettere un’esplorazione libera, seppur guidata. Avere un contesto sicuro in cui fare

esperienza positiva di tutti gli stimoli che qualunque ambiente quotidiano può offrire ad un

bambino che è nel pieno del suo potenziale di sviluppo. In questa fase a volte è difficile capire la

mente del bambino, perché è profondamente diversa dalla nostra, è importante ricordarci che il

bambino va compreso e guidato, senza pensare che il nostro ruolo sia quello di renderlo simile ad

un adulto, infatti in questa fase nel cervello del bambino non è ancora sviluppata la parte

prefrontale del cervello che serve per pianificare le azioni, prevedere le conseguenze delle azioni e

inibire i comportamenti automatici, per questo motivo i bambini spesso ci appaiono

incomprensibili. Capire come funziona il loro cervello può aiutarci a diventare la loro guida senza

rischiare di giudicare i loro comportamenti come capricciosi o minimizzarli, sintonizzarsi con loro è

infatti fondamentale per essere il loro punto di riferimento. I bambini infatti apprendono da noi per

imitazione, ed è ormai dimostrato che nell’apprendimento e nell’attenzione e in generale in tutti i

processi cognitivi è fondamentale il ruolo delle emozioni, sarà quindi più facile apprendere in un

contesto sereno, facilitante e coinvolgente.


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40. La permanenza dell’oggetto. Sara Anderlini

8 mesi ago · · 0 comments

40. La permanenza dell’oggetto. Sara Anderlini

La permanenza dell’oggetto riguarda la capacità del bambino di comprendere che un oggetto o una persona non scompaiono davvero se si nascondono o escono dal suo campo visivo. Nei primi mesi di vita, fino intorno agli 8/10 mesi, il bambino non ha la percezione che un oggetto continua ad esistere anche al di fuori del suo campo visivo. Sono state condotte delle ricerche in merito al comportamento che il bambino mette in atto quando un oggetto viene nascosto.

Durante i primi due o tre mesi di vita, l’universo visivo del bambino è costituito da una serie di immagini prive di permanenza; dai tre ai sei mesi il bambino, coordinando la visione e il movimento della mano, tenta di raggiungere gli oggetti presenti nel suo campo visivo, senza cercare quelli assenti, che per lui hanno perduto ogni esistenza.

Verso gli 8/10 mesi cerca di raggiungere un oggetto nascosto, purchè egli abbia avuto modo di osservare come sia stato nascosto. Nei primi sei mesi del secondo anno di vita, il bambino diventa capace di rendersi conto anche delle possibilità di spostamento degli oggetti. Infine, arriva all’ultimo stadio dell’acquisizione del concetto di permanenza degli oggetti, mediante la ricerca di oggetti che non ha visto nascondere.

A cosa ci serve conoscere la permanenza dell’oggetto? Ci spiega come il bambino, nelle diverse fasi di sviluppo, vive l’assenza delle figure di riferimento e ci permette di comprendere come mai piange e si dispera e si rasserena appena la figura di riferimento rientra nel suo campo visivo.

Per facilitare l’acquisizione di questa competenza si possono fare con il bambino dei giochi, in base alla sua età, il cucù o il nascondino per i più grandicelli. Il gioco del cucù, che presuppone brevissime sparizioni per poi ricomparire, è un grande alleato per i genitori e per i bambini che piano piano interiorizzeranno che le sue figure di riferimento non smettono di esistere ma continueranno ad esistere pure fuori dal suo campo visivo.

 


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39. Premi e punizioni. Noemi Virgilio

8 mesi ago · · 0 comments

39. Premi e punizioni. Noemi Virgilio

Premi e punizioni sono due facce della stessa medaglia, mirano a modificare il comportamento

dei bambini o ragazzi in funzione di una minaccia o in funzione di una promessa. Tuttavia ricorrere

a premi e punizioni risulta spesso inefficace perché modifichiamo il comportamento senza

permettere che sia compresa la reale necessità di quel cambiamento da parte dei nostri figli.

Spesso infatti ci ritroviamo a punire o premiare sempre per gli stessi motivi proprio perché la

punizione e il premio non hanno un collegamento diretto con il comportamento e non permettono

al bambino o ragazzo di interiorizzare il comportamento a partire da una propria convinzione, o da

una vera comprensione della necessità di quel comportamento. Quale potrebbe essere dunque la

strategia più efficace? Il primo passo quando si hanno opinioni diverse in merito ad un

comportamento da tenere è certamente parlare e capire quali sono le ragioni che spingono a quel

comportamento. Con i bambini piccoli spesso ci rendiamo conto che alcune azioni sono spinte

dall’ambiente, dalla stanchezza, da uno stato emotivo particolare, dunque ha senso fermarsi e

comprendere per predisporre l’ambiente in modo da evitare che si possa innescare quel

determinato comportamento. Con i ragazzi può essere utile fare una lista di soluzioni per produrre

un comportamento alternativo. Sia con i bambini che con i ragazzi è molto più efficace far

sperimentare le conseguenze naturali delle proprie azioni, in modo che sperimentino e

comprendano in modo diretto. Per esempio se un ragazzo in preda ad una crisi di rabbia rompe

qualcosa, la conseguenza naturale è aggiustarla, se necessario con i propri soldi. Se un bambino

tende a lanciare le cose, la conseguenza naturale è doverle andare a riprendere. Quando si usano

le conseguenze naturale delle azioni l’atteggiamento non deve essere punitivo, ma deve essere di

accompagnamento proprio per permettere di vedere e comprendere davvero perché ha senso

evitare quel comportamento.


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38. Spazi di coppia nella genitorialità. Paola Pellegrino

8 mesi ago · · 0 comments

38. Spazi di coppia nella genitorialità. Paola Pellegrino

Soprattutto nei primi anni di vita dei figli, quelli in cui i loro bisogni assorbono tutte le

energie di mamma e papà, rimanere anche Coppia e prendersene cura è molto difficile.

Anche prendersi cura del dialogo tra partner, che assume un ruolo ancora più importante

in una fase così delicata,diviene complesso e anzi spesso si assiste ad un aumento la

conflittualità.

Ecco perché è protettivo che appena possibile mamma e papà si svestano un pochino di

questo ruolo e prendano del tempo per loro in quanto compagni di vita.

Il punto fondamentale è provare a cercare anche solo un piccolo spazio o modo per

iniziare a farlo compatibilmente alle proprie situazioni e necessità aiutandosi

comprendendo che ii tempo che dedichiamo allo ‘svago’ è  importante quanto quello

dedicato il “dovere”.

Anche qui è fondamentale lasciare andare i luoghi comuni e i giudizi che spesso

accompagnano l’identikit del genitore ideale perché spesso nutriti di pregiudizi e poca

conoscenza e perché soprattutto non sono utili nel portare avanti l’obiettivo di vivere e

costruire un sistema Coppia e famiglia sereno.

La chiave è sempre ricercare l’equilibrio più funzionale per il proprio sistema con flessibilità

e pazienza avendo però la consapevolezza che la Coppia è il primo vero figlio di cui

occorre prendersi cura per nutrire le proprie relazioni di salute e appagamento.


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